Per la prima volta dopo 30 anni, l'oro fisico ha superato i titoli di stato degli USA e il dollaro ed è il principale componente delle riserve delle banche centrali mondiali.
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Per la prima volta dopo 30 anni, l'oro fisico ha superato i titoli di stato degli USA e il dollaro ed è il principale componente delle riserve delle banche centrali mondiali.
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A causa della disputa tra USA e Danimarca per il possesso della Groenlandia, il presidente Trump ha annunciato dazi del 10% (minacciando anche il 25%) su alcuni paesi dell'UE, tra cui il Regno Unito dove c'è la borsa merci per i metalli LBMA.
I forzieri della borsa Comex di New York sono sempre più vuoti e, con questi nuovi dazi dovranno pagare di più per cercare di rifornirsi di lingotti di argento dai loro "cugini" di Londra. Procurarsi nuovi lingotti con purezza .999 e di "investment grade", inoltre, è sempre più difficile. Pare inoltre che proprio in Groenlandia sia stato scoperto un enorme giacimento di argento con un elevato grado di purezza.
Questa nuova crisi senza precedenti tra paesi NATO, come pure i disordini in Iran e l'interminabile guerra in Ucraina stanno diffondendo un clima di sfiducia in molti investitori e, diversamente da numeri scritti su pezzi di carta o nella memoria di un computer, il possesso di metallo fisico rimane un ottimo bene-rifugio.
Dazi e sanzioni potrebbero anche essere tolti in futuro, è evidente tuttavia che i governi delle nazioni più potenti stanno prendendo misure concrete per garantirsi gli approvvigionamenti e scorte di materie prime critiche per l'economia e per le forze armate.
Trump ha inoltre firmato il proclama presidenziale sui metalli "critici" - tra i quali l'argento - e ha deciso di introdurre un "price floor". Questo prezzo minimo ha 180 giorni di tempo per essere negoziato, quindi entro il 14 luglio 2026. In pratica gli Stati Uniti intendono garantire prezzi dell'argento superiori a quelli di mercato sia per favorire l'afflusso di metallo dall'estero sia per rendere vantaggiosa la realizzazione di raffinerie del minerale ferroso negli USA: ora invece la maggior parte dell'argento estratto dalle miniere di tutto il mondo viene raffinato in Cina e in Giappone.
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| attuali raffinerie di argento |
Queste ultime notizie possono solo rafforzare le motivazioni macroeconomiche a sostegno della continuazione della parabola rialzista dei prezzi dell'argento, sempre più attratti dal livello-chiave di 100 dollari/oncia.
Come ben visibile nel grafico sopra, pubblicato dagli analisti del gruppo "Silver Chartist", il superamento della recente resistenza formatasi al livello di 93,70 USD/oncia (circa 2600 euro/Kg) permetterà un nuovo balzo delle quotazioni dell'argento. Anche durante il breve crollo dovuto alla scadenza opzioni nella giornata di venerdì 16 gennaio, i prezzi sono sempre rimasti saldamente sopra la linea di tendenza formatasi a partire dai primi giorni di dicembre 2025.
Finché non cambieranno le motivazioni che sostengono il rialzo dei metalli preziosi potranno esserci correzioni e mini-crolli ma nessuna reale inversione di tendenza.
M.R.
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Stanotte le quotazioni dell'argento hanno decisamente sfondato al rialzo la resistenza concordata da alcune grandi banche (tra le quali le prestigiose Goldman Sachs e HSBC) al livello di 75 dollari/oncia.![]() |
| Antonov AN-124 |
Durante la conferenza stampa dopo l'attacco al Venezuela, Donald Trump ha ripetuto più volte la frase "estrarremo così tanta ricchezza dal sottosuolo" ... e il sottosuolo della regione del "Arco Minero del Orinoco" è ricco anche di oro, argento, bauxite, coltan e altri minerali sempre più importanti.
Donald Trump ancora una volta è stato molto esplicito: "The future will be determined by the ability to protect commerce and territory and resources that are core to national security. These are core to our national security. Just like tariffs are, they've made our country rich and they've made our national security strong, stronger than ever before. But these are the iron laws that have always determined global power. And we're going to keep it that way."
Il governo del Venezuela dichiara di possedere attualmente 303 miliardi di barili di riserve di petrolio greggio, che Trump sostiene siano ora sotto il controllo degli Stati Uniti.
Se ciò fosse vero, con i prezzi del petrolio a circa 57 dollari al barile, il valore totale delle riserve venezuelane equivale a 17,3 trilioni di dollari. In poche ore, gli Stati Uniti hanno teoricamente acquisito il controllo di riserve petrolifere per un valore superiore all'intero PIL di tutti i paesi del mondo, a parte Stati Uniti e Cina. Si tratta però di un petrolio molto pesante, denso e acido, richiede lavorazioni intensive che poche raffinerie sono in grado di eseguire. Le raffinerie che il Venezuela possedeva in Texas e Louisiana (società Citgo) erano già state poste sotto sequestro da anni sono state acquistate nel settembre 2025 - per pochi soldi e con un tempismo perfetto - dal famigerato "avvoltoio" Paul Singer, lo stesso finanziere che aveva preso il controllo della squadra di calcio del Milan nel 2017, per poi venderla ai cinesi.
Il sistema del petrodollaro, istituito dall'accordo del 1974 tra Henry Kissinger e l'Arabia Saudita, che richiedeva la vendita globale di petrolio in dollari, per decenni ha creato una domanda artificiale per la valuta USD e ha finanziato l'egemonia americana.
Negli ultimi anni, e soprattutto dopo le sanzioni legate alla guerra in Ucraina, si è avviato un processo di de-dollarizzazione guidata da Russia, Cina, Iran e dal crescente numero di nazioni aderenti ai "BRICS", nazioni che stanno adottando transazioni non basate sul dollaro e alternative al circuito SWIFT.
M.R.
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Il gennaio 2026 inizia con un forte aumento dello spread tra i mercati occidentali e quelli asiatici. Un oncia di argento viene scambiata a 130 dollari a Tokyo, a 128 dollari negli Emirati Arabi Uniti, a 106 dollari in Kuwait, a 97 dollari in Corea, a 80 dollari a Shanghai, a 71 dollari a New York.
Si tratta del medesimo metallo, nello stesso giorno e degli stessi 31,1035 grammi di argento puro.
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| 128 dollari/oncia oggi in UAE |
Melania Trump arriva alla festa di Capodanno a Mar-a-Lago con un vestito d'argento:
Tra le grandi banche in difficoltà sovraesposte al ribasso sull'argento ci sono UBS, Bank of America e Citibank. Pare invece che JP Morgan si sia girata al rialzo.
Oggi le autorità cinesi confermano le restrizioni all'esportazione di argento fisico. Per poter esportare l'argento dalla Cina a partire dal 1° gennaio, un'entità deve dimostrare una capacità produttiva di almeno 80 tonnellate, disporre di una linea di credito di 30 milioni di dollari e ricevere l'approvazione dal ministero del commercio cinese.
M.R.
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