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domenica 4 gennaio 2026

le ricchezze del Venezuela


Il Venezuela detiene attualmente 161 tonnellate di riserve auree per un valore di circa 22 miliardi di dollari considerando un prezzo di 4.300 dollari l'oncia.
Questo rende il Venezuela il paese latinoamericano con le maggiori riserve auree.

161 tonnellate vengono dichiarate ufficialmente dalla banca centrale del Venezuela. La realtà sul campo è più confusa. Anni di scambi poco trasparenti (per aggirare le sanzioni imposte dagli USA) con alleati come Turchia e Iran, soprattutto per gli acquisti di armi hanno eroso le riserve fisiche. Stime indipendenti ora collocano le riserve accessibili ben al di sotto delle 100 tonnellate; 30 tonnellate sono bloccate da alcuni anni nei forzieri della Bank of England.


Antonov AN-124


Secondo fonti non ancora verificate, 847 tonnellate di argento (l'intera riserva strategica della banca centrale venezuelana era di 850 tonnellate) sono state evacuate con aerei cargo russi e cinesi in poche ore notturne lo scorso 23 dicembre.
Ancora misterioso il motivo per cui i russi hanno stanno cercando di proteggere la fuga della super-petroliera Bella 1 che non ha un carico di petrolio e sta dirigendosi verso Murmansk (nel frattempo ha anche cambiato nome e bandiera).


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Oro nero e altri minerali

Durante la conferenza stampa dopo l'attacco al Venezuela, Donald Trump ha ripetuto più volte la frase "estrarremo così tanta ricchezza dal sottosuolo" ... e il sottosuolo della regione del "Arco Minero del Orinoco" è ricco anche di oro, argento, bauxite, coltan e altri minerali sempre più importanti.


Donald Trump ancora una volta è stato molto esplicito: "The future will be determined by the ability to protect commerce and territory and resources that are core to national security.  These are core to our national security. Just like tariffs are, they've made our country rich and they've made our national security strong, stronger than ever before. But these are the iron laws that have always determined global power. And we're going to keep it that way."

Il governo del Venezuela dichiara di possedere attualmente 303 miliardi di barili di riserve di petrolio greggio, che Trump sostiene siano ora sotto il controllo degli Stati Uniti.

Se ciò fosse vero, con i prezzi del petrolio a circa 57 dollari al barile, il valore totale delle riserve venezuelane equivale a 17,3 trilioni di dollari. In poche ore, gli Stati Uniti hanno teoricamente acquisito il controllo di riserve petrolifere per un valore superiore all'intero PIL di tutti i paesi del mondo, a parte Stati Uniti e Cina. Si tratta però di un petrolio molto pesante, denso e acido, richiede lavorazioni intensive che poche raffinerie sono in grado di eseguire. Le raffinerie che il Venezuela possedeva in Texas e Louisiana (società Citgo) erano già state poste sotto sequestro da anni sono state acquistate nel settembre 2025 - per pochi soldi e con un tempismo perfetto - dal famigerato "avvoltoio" Paul Singer, lo stesso finanziere che aveva preso il controllo della squadra di calcio del Milan nel 2017, per poi venderla ai cinesi.

Il sistema del petrodollaro, istituito dall'accordo del 1974 tra Henry Kissinger e l'Arabia Saudita, che richiedeva la vendita globale di petrolio in dollari, per decenni ha creato una domanda artificiale per la valuta USD e ha finanziato l'egemonia americana.


Negli ultimi anni, e soprattutto dopo le sanzioni legate alla guerra in Ucraina, si è avviato un processo di de-dollarizzazione guidata da Russia, Cina, Iran e dal crescente numero di nazioni aderenti ai "BRICS", nazioni che stanno adottando  transazioni non basate sul dollaro e alternative al circuito SWIFT.

Come visibile nel grafico sopra, nell'ultimo anno il Venezuela stava vendendo petrolio soprattutto ai cinesi e si faceva pagare in yuan, non in dollari.

    M.R.

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