Il crollo del mercato obbligazionario a cui stiamo assistendo si sta avvicinando ai livelli della crisi finanziaria globale del 2008, se non addirittura superandoli, anche perché il debito pubblico e privato degli U.S.A. sta esplodendo a livelli senza precedenti.
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| interessi sui titoli di stato USA ben oltre il 5% |
Gli stessi rendimenti obbligazionari in rialzo che ieri hanno spinto al ribasso le quotazioni dell'oro sono quelli che l'economia degli USA non può permettere che continuino a salire all'infinito. Rendimenti del 5% sui titoli a 10 anni e del 5,5% su quelli a 30 anni, applicati a un debito superiore ai 40mila miliardi di dollari, comportano che la spesa per interessi supererà i 2mila miliardi di dollari annui man mano che il debito cresce.
I metalli preziosi hanno subito un pesante ridimensionamento, perdendo tra il 30% e il 50% rispetto ai massimi di gennaio 2026. Tale correlazione negativa rispetto alla crisi de l mercato obbligazionario pare non avere molto senso nell'attuale contesto macroeconomico.
Viene da chiedersi se i prezzi dei metalli preziosi non vengano spinti verso il basso proprio per innescare, alla fine, una clausola di forza maggiore e procedere alla liquidazione in contanti dei contratti "cartacei" scoperti (naked).
L'ipotesi di un evento di forza maggiore prima che i metalli raggiungessero una fase naturale di scoperta del prezzo è sempre più probabile, altrimenti gli istituti bancari rischierebbero perdite potenzialmente illimitate a causa di uno *short squeeze*.
D'altro canto, se le quotazioni dei metalli non dovessero invertire presto la rotta, le "bullion bank" rischierebbero di esaurire le proprie riserve fisiche, man mano che gli acquirenti approfittano di questi prezzi scontati per richiedere la consegna fisica di volumi ingenti.
Il quadro macroeconomico suggerisce l'imminenza di un evento di rivalutazione, con un meccanismo di liquidazione in contanti potenzialmente predisposto in anticipo per penalizzare bruscamente i detentori di contratti cartacei.
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| Ursula Von der Leyen |
Anche i vertici della Unione Europea parlano ogni giorno di guerra contro la Russia probabilmente per arrivare poi a un pretesto per azzerare i loro debiti ormai insostenibili invocando una clausola di "forza maggiore".
Vedi anche l'articolo già pubblicato lo scorso 8 dicembre 2025:
"UE: la guerra come pretesto per dichiarare fallimento"
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I grandi acquirenti – come la Cina, le banche centrali, i fondi sovrani, gli investitori con patrimoni ultra-elevati (UHNWI), ecc. – operano fuori mercato, limitandosi a utilizzare i prezzi del Comex e della LBMA come riferimento.
RispondiEliminaIl dollaro si appoggia all'oro cartaceo. Il COMEX e la LBMA scambiano molto più oro di quanto ne esista. Un prezzo dell'oro basso fa apparire il dollaro forte.
RispondiEliminaLa Cina ritira il metallo fisico. Una minore produzione mineraria interna significa più importazioni. I cinesi acquistano oro fisico, non cartaceo. Il metallo fluisce verso est e vi rimane. Il mercato cartaceo crolla. I caveau occidentali si svuotano. I detentori di contratti richiedono la consegna fisica. Le posizioni short vengono liquidate in contanti e il prezzo esplode. Il dollaro viene ricalcolato. Un'impennata dell'oro è una svalutazione del dollaro mascherata. Le banche centrali spostano le riserve verso l'oro. Il dollaro perde il suo ruolo di riserva di valore.
GOLDMAN SACHS LANCIA L'ALLARME: I TITOLI DI STATO USA NON TROVANO ACQUIRENTI
RispondiEliminaGoldman Sachs ha appena ammesso che la parte a lunga scadenza del mercato dei titoli del Tesoro USA è "totalmente priva di domanda".
In parole povere: quasi nessuno vuole acquistare il debito a 10-30 anni che gli Stati Uniti stanno cercando di vendere.