metalli preziosi per proteggersi dal crollo del castello di carte

i metalli preziosi sono il miglior investimento per proteggersi dal crollo del castello di carte

mercoledì 27 luglio 2016

interrotto il trend di luglio

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Oggi pomeriggio il future dell'argento risale di slancio sopra i 20 dollari per oncia, interrompendo così il trend negativo di questo mese di luglio, come evidenziato nel grafico sopra.
Da notare anche le posizioni speculative estreme che si scontrano in questi giorni nel mercato:  i fondo hedge sono fortemente rialzisti nell'agento, mentre i "commercials" sono pesantemente esposti al ribasso.

giovedì 21 luglio 2016

il furto del millennio

L’ORO DELLA BANCA D’ITALIA. IL FURTO DEL MILLENNIO, PROBABILMENTE.

  di Roberto Pecchioli

Il tema delle sovranità è la questione centrale dell’epoca in cui viviamo, anche se la percezione che ne hanno i nostri connazionali è confusa e alterata dalle menzogne del sistema politico, economico e mediatico. 
Una questione da troppi ignorata, ma dalle dimensioni immense, è quella delle riserve d’oro italiane, che ammontano a 2.452 tonnellate e sono al terzo posto nel mondo.
Alle quotazioni correnti del metallo giallo, il controvalore in euro è di almeno 75/80 miliardi.
Le domande fondamentali sono almeno tre: dove sia custodito l’oro, chi ne abbia la proprietà, a che cosa può servire.

Le risposte sono drammaticamente negative per il nostro popolo.
Negli ultimi mesi, alcuni deputati  sono riusciti a visitare i santuari-caveaux della Banca d’Italia. I fatti sono i seguenti: solo circa 1.200 tonnellate si trovano a Palazzo Koch, storica sede di Bankitalia, meno della metà.
La proprietà, giuridicamente, è in capo alla stessa Banca, che, repetita iuvant, è un organismo privato, sia pure investito di funzioni pubbliche, partecipante della Banca Centrale Europea, e i suoi azionisti sono le maggiori banche “italiane”, tranne uno striminzito 5 per cento in mano all’INPS . Le virgolette poste sull’aggettivo italiane riguarda il fatto che tutte, diciamo tutte, le banche interessate  hanno importanti azionisti esteri, in alcuni casi sono controllate da istituti stranieri, a partire dai due giganti Unicredit e Intesa San Paolo. 
Anche la Banca detta d’Italia, che alcuni ancora chiamano banca “nazionale” è quindi eterodiretta, ed i suoi domines sono il gotha della finanza mondiale.

 
Quanto all’uso o alla funzione della riserva aurea, le cosiddette autorità finanziarie  affermano che  essa “costituisce un presidio fondamentale di garanzia per la fiducia nel sistema Paese”.
Due osservazioni: poiché Bankitalia fa parte dell’Eurosistema, la garanzia si estende agli altri Stati che fanno parte dell’Eurozona, il che pare quanto meno improprio; se poi occorre garantire attraverso l’oro il “sistema Paese”, orribile espressione sinonimo di Italia, chi, se non lo Stato, deve detenerla ed eventualmente deciderne un utilizzo, attraverso governo e parlamento ? Eh no, poiché , dicono lorbanchieri, la riserva è nostra, è della sacra istituzione di cui è governatore Ignazio Visco. 
Ebbene, questo è il punto: le riserve auree sono indiscutibilmente proprietà del popolo italiano nella sua continuità storica, di cui la banca di emissione ( ormai ex, il potere è di BCE) è solo uno strumento tecnico.

 
Due righe di storia: la Banca d’Italia nacque nel 1893, per volontà governativa a seguito dello scandalo della Banca Romana. Le furono conferite, insieme con i poteri di emissione, circa 150 tonnellate d’oro, provenienti per la metà dalle casseforti delle banche regnicole dei deposti Borbone. Non dimentichiamo che la quantità di moneta emessa , oggetto principale dello scandalo del 1893, era legata al possesso di riserve in metallo prezioso. Dopo la seconda guerra mondiale, e varie vicissitudini e trasferimenti che determinarono la perdita di 25 tonnellate, la riserva aumentò sino all’attuale consistenza, nell’ambito della proprietà pubblica dell’istituto di Via Nazionale, attraverso le banche di interesse nazionale di cui alle leggi bancarie del fascismo.

La sua privatizzazione fu conseguenza degli scellerati, criminali accordi del panfilo Britannia, presenti Andreatta, Carlo Azeglio Ciampi ed il giovane allora dirigente di Goldman & Sachs  Mario Draghi, ma le banche azioniste , comprate per poco più di un tozzo di pane, non hanno mai acquisito ufficialmente la proprietà dell’oro. 

Fortunatamente, per statuto, non possono disporne, come del resto neppure i sedicenti proprietari, ovvero l’istituto privato di diritto pubblico ( un ircocervo !) Banca d’Italia. Non vi è dubbio che l’oro è stato acquisito con il sacrificio di molte generazioni di italiani, e che dunque la proprietà deve essere restituita al nostro popolo.
 
Giulio Tremonti riuscì a far approvare una legge, la 262 del 2005, che stabilisce la proprietà pubblica di Bankitalia. Legge inapplicata, come tante altre del nostro incredibile Stato, ed il perché è piuttosto evidente, e si può riassumere nell’avviso scritto sui tram di una volta: non disturbare il manovratore.
 Disturbiamolo, invece, lanciando una campagna civile morale e patriottica prima che politica perché sia restituito al legittimo proprietario, noi, l’oro che è simbolo del sudore di milioni di italiani. Prima ancora, occorre sapere ufficialmente dove si trovi e perché sia lì la metà abbondante del tesoro, che, ricordiamolo, nelle nostre mani potrebbe cambiare il corso della storia economica nazionale, e forse anche ristabilire la sovranità economica della Patria. Probabilmente, la maggior parte è in America, presso la Federal Reserve, altri lingotti dormono nei forzieri della banca centrale svizzera e della Bank of England. Le spiegazioni ufficiali fanno sorridere,  verrebbero forse credute nelle prime classi elementari: si afferma che la custodia in varie casseforti avrebbe ragioni di sicurezza e di cautela rispetto ad instabilità politiche ed economiche.

La realtà è ben più grave: innanzitutto, esiste ancora quell’oro ?
Quali furono, e sono, i motivi della sua esportazione? C’entrano forse clausole indicibili del trattato di pace con le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale ?
Chi, ed a quali condizioni ha titolo per chiederne, o pretenderne il rimpatrio ?
Esiste un recente caso, in cui la Germania ( leggasi Bundesbank) ha chiesto ed ottenuto dagli Usa la restituzione di  parte della sue riserve. Analoghe richieste di restituzione provengono , per la Francia, da parte di Marine Le Pen.
Troppi segreti si celano attorno all’oro, anzi all’ ”oro fisico”, come lo chiamano nel mondo di carta della finanza speculativa. 

La Cina sta rapidamente aumentando le sue disponibilità, ed ha inaugurato quest’anno un mercato di metalli preziosi denominato in yuan a Pechino, la stessa Russia sta cautamente procedendo ad acquisti.
Qualunque motivazione abbia portato il nostro oro lontano dall’Italia, forse venduto, forse dato in pegno, è comunque da considerare criminale ed i responsabili, in  tempi seri, sarebbero chiamati a rispondere di alto tradimento.  C’è anche chi sospetta che l’oro sia stato prestato più volte, generando illegalmente un interesse che, su somme così ingenti, sarebbe comunque una cifra assai importante, oppure che sia stato oggetto di spericolate manovre per manipolare il prezzo del metallo sul mercato.
Insomma, un altro furto, quello del millennio, a danno di tutti noi.
Quel che colpisce profondamente è il disinteresse della classe politica, ma la spiegazione non è tanto difficile: chi tocca i fili muore. Ne sa qualcosa il governo italiano di centro-destra, pessimo ma legittimo, oggetto di un colpo di Stato per motivi finanziari del 2011. Tremonti chiedeva gli Eurobond, sgraditi a Francoforte, Berlusconi ipotizzava forse di uscire dall’euro, si accordava con Putin , il novello Gengis Khan e con Gheddafi, prima statista rispettato, poi nemico pubblico franco- britannico. Agli italiani, però, potrebbe interessare conoscere la storia di 80 miliardi di euro ( ma la somma è destinata a salire) spariti dalle loro mani.


(...)
 Più prosaicamente, il mercato dell’oro resta elemento centrale del mondo economico, ed è dominato, manco a dirlo, dalla finanza, in particolare da quella legata alla galassia Rothschild. 
L’oro è il bene rifugio per eccellenza, ed i nostri anni tempestosi di conflitti e uragani economici lo rendono ancora più appetito. Dal punto di vista mineralogico, nell’ultimo quarto di secolo le quantità estratte sono state ampiamente superiori ai nuovi filoni scoperti: anche l’oro, dunque, viene sfruttato in misura maggiore di quanto ne rimanga disponibile.

Il vero choc, però, è quello relativo al suo mercato. Centro del business è Londra, ed il suo London Bullion Market, di cui sono soci Barclay, Deutsche Bank, Société Generale, HSBC e Scotia Mocatta, fondato da un Rothschild nel 1919. Cinque persone, rappresentanti delle entità citate, ne fissano due volte al giorno il prezzo in dollari ad oncia troy (31,1035 grammi).  La gran parte delle transazioni avviene  over the counter, cioè fuori dai canali ufficiali e in qualche misura controllabili, per cui la manipolazione dei prezzi e l’illegalità è sospetto costante. Ogni cinque giorni  la finanza muove sulla piazza londinese certificati legati all’oro, futures, derivati e tutte le altre pirotecniche invenzioni dei signori del denaro, per oltre 15 milioni di once, che è la produzione annua di quell’entità esoterica che è l’”oro fisico”. Circolano per il vasto mondo , dunque, pezzi di carta legati all’oro in quantità infinitamente superiore al fino realmente esistente .
Anche qui, scommesse sul nulla gestite da biscazzieri in grisaglia, aggiotaggio, insider trading e tutto il resto. I croupier fanno girare la pallina a Londra due volte al giorno per conto dei soliti noti, ma il tavolo verde non c’è ed i giocatori da spennare sono al buio. Inevitabilmente, in condizioni di instabilità politica , crisi economica e deflazione monetaria,  il prezzo dell’oro aumenta. Come negli altri settori, si scambiano promesse, previsioni, possibilità. Di oro vero, fisico, poco o nulla. Poi qualcuno scuote la tovaglia e il banco, più ancora che al casinò, vince sempre.
Probabilmente, sino al punto di rapinare senza un fruscio l’oro dei popoli depositato nelle banche che un tempo si chiamavano centrali e nazionali, compresa quella che ha il nome dell’Italia.

Dobbiamo ribellarci, ed almeno sapere e capire, oppure la schiavitù è il nostro normale destino, di cui siamo artefici e colpevoli, come si dicono Bruto e Cassio nel Giulio Cesare di Shakespeare, o come già intuiva la pratica saggezza romana populus vult decipi, il popolo vuol essere ingannato, per cui , proseguono i nostri progenitori, lo si inganna. 
I Rothschild conoscono bene la lezione, i loro colleghi altrettanto.

Noi paghiamo il conto.

   link all'articolo completo

martedì 12 luglio 2016

cresce la domanda di argento fisico

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Il grafico sopra mostra i dati della richiesta di argento fisico da investimento, cioè lingotti e monete.
La crescita nel 205 è stata del 24% rispetto all'anno precedente.
Possiamo notare anche la tendenza in crescita a partire dalle 80 milioni di once del 2012.

Da Minewb :
"la domanda di argento ha avuto un 2015 fenomenale, con la richiesta vicino ai massimi storici per i lingotti da investimento e come materia prima per la fabbricazione di gioielli.
Spinte soprattutto dai consumatori negli Stati Uniti e in India, la richiesta di monete e di lingotti è cresciuta del 24 per cento rispetto all'anno precedente, con i gioiellieri che hanno divorato una quantità record di 226,5 milioni di once.
Secondo le ricerche di mercato del 2016 da parte del Silver World Institute, la domanda di metallo per gli impianti fotovoltaici è salito del 23 per cento nel 2015, compensando alcune delle perdite che continuano a vedere in applicazioni fotografiche."


articolo completo su: www.mineweb.com

domenica 10 luglio 2016

metalli molto sottovalutati



Oro e Argento volano al rialzo, grande recupero per Mining stocks

di Antonio Angelini

fonte: il Giornale.it

Il secondo trimestre si è chiuso con una forte accelerazione al rialzo del Silver (+35% dall’inizio dell’anno), del Gold (+28%) e delle Gold & Silver Stocks.
Le azioni minerarie su Oro e Argento segnano in larga parte rialzi a tre cifre e la maggior parte di queste aziende è salita di quasi il 200% dai minimi del 2015.
E' un segnale molto incoraggiante che sembrerebbe indicare la difficoltà da parte delle bullion bank di mantenere i prezzi dei metalli preziosi stabili.
C’è da dire che lo scenario finanziario di riferimento invece di migliorare si è ulteriormente deteriorato ed in maniera significativa.
La crisi del sistema bancario europeo, mai risolta, sta entrando in una nuova fase di intensità. Certamente non è la Brexit la causa della crisi anche se l’uscita dell’Inghilterra dal progetto europeo ha messo ancor più in evidenza tutta la fragilità del sistema finanziario.
(...)

Bisognerebbe chiedersi cosa accadrà quando sull’orlo del fallimento ci sarà uno dei colossi bancari europei!  A titolo di esempio la Deutsche Bank ha attività in bilancio pari al 70% del PIL della Germania e contratti derivati per circa 25 volte il PIL;
lo Stato Tedesco non sembra grande abbastanza per assorbire una banca in dissesto di tali dimensioni.
 

Il tema chiave è quello delle sofferenze che continuano a crescere ed anche il trend delle cosiddette delinquency, cioè la percentuale di debitori che hanno smesso di pagare le rate di mutuo, che è in rialzo tanto in Europa quanto in America.
Proprio in America la percentuale di aziende morose ha raggiunto livelli superiori a quelli della crisi del 2008 e questo è ancora più preoccupante se si considera che tra la fine del 2016 ed il 2017 sono in scadenza debiti per un ammontare estremamente più alto rispetto a quello degli anni precedenti.


Come potranno le aziende far fronte al pagamento di questi debiti se già oggi hanno grosse difficoltà nel pagare le rate?
Il tentativo disperato delle Banche Centrali di portare i tassi di interesse a valori negativi non ha al momento prodotto i risultati sperati.
Inoltre tutto ciò sta implicando un crollo delle rendite finanziarie ed alla fine di Giugno le obbligazioni con rendimento negativo ammontavano a circa 12 trilioni di USD.
La Germania e la Francia hanno in circolazione più di 1 trilione di obbligazioni con rendimenti sotto lo zero ed anche il debito italiano sino alla scadenza dei 3 anni presenta rendimenti negativi.
Il memorabile Greenspan (ex presidente della Fed) intervistato sulla CNBC ha dichiarato che una situazione tanto grave non l’aveva mai vista neanche nel 1987 (quando fallirono centinaia tra le Saving Banks) ed a suo avviso in contesti come quello che stiamo vivendo se ne uscirà con un alta inflazione.
Chi compra Oro e Argento cerca proprio protezione dal fallimento del sistema bancario e dalla grande inflazione o se preferite dalla svalutazione delle monete cartacee.
È la domanda cresce ed in maniera vigorosa!
Basti pensare che nei primi 6 mesi di quest’anno sono state comprate solamente tramite Etf e Fondi di investimento circa 20 milioni di once d’Oro che è un ammontare pari al 41% della produzione mondiale annuale del metallo Giallo.

Mai si erano visti acquisti di tale entità negli ultimi 10 anni e nell’anno record che fu il 2009, furono acquistate 21 mln di once d’Oro ma nel corso dell’intero anno.
 

Per quanto riguarda l’Argento, la fortissima domanda di fisico sta comportando anche una discesa significativa delle riserve depositate sul Comex.
Ebbene restano riserve per solo 23 milioni di once che è il valore più basso degli ultimi 10 anni.
Considerate che nel 2011 quando il prezzo del Silver raggiunse i 49 Usd l’oncia, le riserve di argento sul Comex erano, seppur di poco, più alte (26,4 Mln) dei valori attuali ed inoltre i contratti aperti erano molti meno – 750 milioni di once verso il miliardo di questi giorni.
Un altro dato interessante riguarda l’America che nel 2015, includendo lingotti è monete, è diventata il paese con i maggiori acquisti di argento fisico al mondo.




Non possiamo escludere che possa essere anche la Federal Reserve ad aver cambiato strategia e per salvare il sistema finanziario potrebbe aver deciso di portare avanti una politica di svalutazione del dollaro verso Oro. Ciò consentirebbe di avere uno shock dei prezzi dei beni reali e quindi una rivalutazione sia degli attivi delle banche e sia dei collaterali dati a garanzia dei prestiti.
 

In ogni modo si percepisce che qualcosa di importante sui metalli sta per accadere e probabilmente non siamo così distanti dal “repricing” del Gold e del Silver verso USD.
D’altronde negli ultimi 25 anni il debito mondiale è cresciuto di 10 volte, passando da 20 a 230 Trilioni di dollari – 90 Trilioni dei quali creati negli ultimi 10 anni, mentre va ricordato che ai prezzi correnti ogni anno la produzione mondiale di Oro è pari a circa 110 miliardi di USD di quella di Silver a circa 16 miliardi di USD.
 

Sono quindi irrisori i controvalori delle Once nuove che arrivano sul mercato mentre risultano troppi i trilioni di nuova moneta che annualmente entrano in circolazione.
Questa considerazione è ancora più evidente se analizziamo l’incidenza di tutti gli investimenti in Gold e Silver rispetto al totale dello stock delle attività finanziare nel mondo. Potrà sembrare strano ma il peso dell’Oro è solo dello 0,58% ed il peso del Silver è un irrilevante 0,013%. Nel 1980 il peso, seppur non particolarmente alto, risultava ben più alto (5% per il Gold e 0,25% per il Silver).
 

Non è inverosimile attendersi un recupero di questo peso nei prossimi anni, sapendo che se ritornassimo vicini ai valori percentuali del 1980 il Gold dovrebbe valere 10.000 USD l’oncia ed il Silver 320 USD l’oncia.
Sono valori altissimi e li ho voluti indicare solo per far comprendere quanto siano sottovalutati i metalli rispetto alle dimensioni raggiunte dal sistema finanziario mondiale.

giovedì 7 luglio 2016

gli inglesi ricominciano a importare oro

 
Come ben visibile nel grafico sopra, dal gennaio 2013 al gennaio 2016 il Regno Unito è stato un esportatore di oro, principalmente verso la Cina.

Da febbraio di quest'anno invece, gli inglesi tornano a essere importatori netti di oro, con una tendenza in forte crescita.


articolo completo su: www.bullionstar.com

martedì 5 luglio 2016

se toccate i risparmi ...



di Giampaolo Pansa

Non credevo di invecchiare con la paura di diventare povero. Invece sta accadendo proprio questo. Quando ero più giovane, l’ultimo dei miei pensieri riguardava la mancanza di denaro. Non me ne preoccupavo. Lavoravo per grandi giornali che non avevano problemi di cassa. E offrivano a chi era ritenuto utile e bravo stipendi generosi che i miei giovani colleghi di oggi non percepiranno mai. Avevo una sola cautela: non spendere tutto quello che guadagnavo. Mio padre Ernesto, cresciuto da bambino orfano di un bracciante insieme a cinque fratelli, mi aveva insegnato a risparmiare. E io lo facevo, mettendo da parte una quota del mio stipendio. Non ero un esperto di finanza. Mi limitavo a entrare in una banca che mi sembrava solida e aprivo un conto corrente.

Il timore di diventare povero la constatai per la prima volta un giorno del luglio 1992.
(...)  
Nove giorni prima dell’assassinio di Borsellino, il governo di centro sinistra guidato da Giuliano Amato ci presentò un regalo mai visto prima, almeno in Italia. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, attuò un prelievo improvviso e forzoso del sei per mille su tutti i conti correnti bancari di qualunque importo, da quelli maxi a quelli miseri. Era un brutto momento per la lira e il governo doveva varare una manovra pesante che a conti fatti sarebbe stata di centomila miliardi di lire. Il prelievo fruttò allo Stato appena undicimila e cinquecento miliardi di lire.

Servirono a qualcosa? Confesso di non ricordarlo.

Adesso siamo all’inizio di un altro luglio e nessuno sa prevedere come si concluderà. Anch’io temo che il governo, nonostante le vanterie rassicuranti del premier Matteo Renzi, voglia mettere le mani sui miei risparmi in banca. Ma che cosa posso fare per impedirlo? Potrei svuotare il mio conto corrente e nascondere gli euro sotto il materasso. Però, se ci penso e mi guardo allo specchio, vedo un vecchio signore spaventato che non sa più a quale santo votarsi. La verità è che ho perso fiducia nelle banche e non soltanto in quelle italiane.

Sono anch’io schiavo del “Complesso Etruria”. Provocato dallo choc del fallimento di quella banca toscana della quale a Palazzo Chigi non si parla mai, perché evoca sempre il padre della ministra Maria Elena Boschi, la preferita di Renzi. E qui voglio raccontare una storia che non ho mai narrato. Ha per protagonista un signore toscano, lettore dei miei libri revisionisti sulla guerra civile. Mi aveva cercato nei giorni del crack, poi era venuto a trovarmi. Voleva che ascoltassi quello che gli passava per la testa.
Lo chiamerò Guido, settant’anni, scapolo, ormai in pensione dopo aver lavorato tutta la vita come operaio specializzato negli impianti petroliferi, spesso su piattaforme in mezzo al mare o all’interno di qualche deserto. Era sempre stato un risparmiatore e la sua piccola ricchezza l’aveva affidata a una banca di Arezzo, la sua città: l’Etruria.

In quell’istituto Guido conosceva tutti perché era uno dei correntisti di più vecchia data. Si fidava del direttore e dei funzionari. E accettò di sottoscrivere un certo numero di obbligazioni subordinate, che offrivano un interesse superiore ad altri investimenti. Ma un giorno, aprendo il giornale, scoprì che la sua banca non gli avrebbe più restituito l’importo di quelle obbligazioni. E una settimana dopo apprese che un altro risparmiatore nelle sue stesse condizioni si era impiccato.

Guido mi disse: "È stato allora che ho meditato di vendicarmi". "In che modo?" gli domandai. "Adesso glie lo spiego, dottor Pansa". E mi espose un piano folle. "Per prima cosa la farò pagare cara a un giornale finanziato da quella banca. Mi preparerò tre bottiglie Molotov e, di notte, incendierò la tipografia che lo stampa. Poi metterò in atto un sistema usato dai primi terroristi delle Brigate rosse. Compilerò un elenco nominativo dei dirigenti e dei funzionari della banca, colpevoli di aver tradito i correntisti. Ne farò cento copie e di notte andrò ad affiggerli in tutto il centro di Arezzo. Quindi farò la posta a uno dei vicedirettori, quello che mi ha convinto ad acquistare le maledette obbligazioni subordinate. Frequenta una ragazza allegra e va a trovarla il martedì e il venerdì. Lo aspetterò quando lascia la casa della squillo e lo massacrerò con una mazza da baseball. Lui crollerà a terra e gli metterò accanto un biglietto che dice: “Colpirne uno per educarne cento”, lo slogan preferito dai brigatisti. Infine ammazzerò a rivoltellate il direttore della banca. In questo modo, la mia vendetta sarà completa".

Gli spiegai che era pazzo: la polizia l’avrebbe scoperto e lui si sarebbe beccato l’ergastolo. Il fantasma del carcere a vita lo calmò. Non mise in atto nessuna delle rappresaglie che aveva immaginato. Ma compresi che la disperazione dei risparmiatori traditi poteva suggerire qualunque colpo di testa.
Adesso si ricomincia a parlare di banche in difficoltà. Se ne parla persino troppo. Ma è fatale che certi nodi vengano al pettine. Tuttavia non credo sia giusto che a pagare siano i soliti noti. Ossia gli italiani per bene che si sono sempre comportati onestamente. Sono molto meglio dei boss politici nulla facenti. Lo dico da sempre, senza nessun risultato. Cinque anni fa ho pubblicato con la Rizzoli un libro dal titolo esplicito: Poco o niente. Eravamo poveri. Diventeremo poveri. Spero di aver sbagliato previsione. Ma se dovesse accadere, la Casta politica, dal premier Renzi in giù, non creda di cavarsela con qualche voto in meno. Deve sapere quel che può succedere: se toccano i nostri risparmi, milioni di italiani gli daranno la caccia. E non voglio neppure immaginare l’inferno che ne verrà.


  Giampaolo Pansa

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/      04.07.2016

Commento dal gestore del blog: invece di minacciare vendette e violenze, basterebbe diversificare gli investimenti comperando qualcosa di solido ...


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Sotto, grafico delle azioni di Banca Monte Paschi, dal maggio 2007 hanno perso il 99,7% del loro valore: 

clicca per ingrandire


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Vedi anche: il Grande Bluff




lunedì 4 luglio 2016

sfondata un'altra resistenza


Stanotte le quotazioni dell'argento hanno sfondato di slancio anche la barriera importante dei 20 dollari per oncia.
Ora siamo in una situazione di forte ipercomprato, quindi c'è da attendersi un ritracciamento.


Da notare anche la conferma della tendenza per l'oro con le quotazioni che stamattina superano i 39 euro al grammo e si avvicnano ai 1350 dollari per oncia.


venerdì 1 luglio 2016

resistenza sfondata argento in accelerazione


grafico con barre orarie

Sfondata la resistenza a quota 18,50  le quotazioni dell'argento hanno raggiunto rapidamente i 19,20 dollari per oncia.

Ieri gli analisti del Credit Suisse hanno dichiarato: "alziamo i nostri target per oro e argento a 1500 e 18,75 dollari l'oncia; prevediamo significative carenze dal lato offerta".  (i lingotti di metallo non si possono stampare in tipografia)


Cresce anche l'oro ma meno rapidamente, come evidenziato nel grafico sotto che mostra il rapporto tra quotazioni dell'oro e dell'argento, sui massimi degli ultimi 21 mesi:
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