metalli preziosi per proteggersi dal crollo del castello di carte

i metalli preziosi sono il miglior investimento per proteggersi dal crollo del castello di carte

martedì 23 aprile 2013

la guerra all'oro

di Gerardo Coco

In un’era di quantitative easing e di opprimente interventismo statale tutto ciò che è informazione economica è, nel migliore dei casi, disinformazione o deformazione dei fatti. Nel peggiore, truffa. E’ pertanto impossibile fidarsi di qualsiasi notizia, statistica, indicatore, valutazione sulla realtà e salute del sistema economico da parte dei media. Tutti i dati macroeconomici e i valori sono sistematicamente falsati e manipolati per adattarsi agli scopi propagandistici dei governi e delle banche centrali.
Per banche e governi l’oro è un anatema per cui è uno dei bersagli preferiti della manipolazione.

Entrambi sanno che potenzialmente è un concorrente pericoloso delle valute e dei titoli di stato e ha un’influenza immensa sui tassi di interesse. Le banche sanno che il suo valore reale è di gran lunga superiore di quello nominale e la rimonetizzazione dell’oro decreterebbe la perdita del potere assoluto che hanno sull’economia mentre i governi sarebbero costretti a una dieta dimagrante. Un alto valore dell’oro significa percezione del deprezzamento delle valute e dei bond e fragilità del sistema monetario e finanziario. Un basso prezzo fa apparire le valute più forti e i bond più appetibili di quanto i fondamentali dell’economia rivelino. Per questi motivi le banche cercano di scoraggiarne l’investimento e non c’è modo più efficace che farne crollare il prezzo.
Il forte calo dell’oro da 1600 a 1350 dollari avvenuto tra venerdi 12 e lunedi 15 aprile non è un dunque un fenomeno di mercato ma un’azione preordinata delle banche centrali, mandata ad effetto dai loro alleati, le grandi banche di investimento fra cui Goldman Sachs e Merrill Lynch. Il 10 aprile La Goldman Sachs preannunciava il ribasso dell’oro e consigliava agli investitori di vendere. Quando si fanno simili annunci vuol dire che si sa in anticipo quando e quanto oro sarà venduto. E infatti la vendita, che è stata la causa del ribasso, è arrivata puntuale da parte dei brokers della Merrill Lynch che hanno rovesciato sul mercato 500 ton. d’oro pari al 15% della produzione mondiale di cui 400 in ETF (Exchange Trade Funds). 124 tonnellate in oro fisico vendute dalle banche di investimento imbeccate dalla Goldman.

Come sopprimere un mercato
Cosa sono gli EFT? Sono fondi che investono nelle azioni delle società produttrici d’oro o direttamente nel metallo e vendono certificati in oro. Chi li acquista non ha la proprietà dell’oro ma un titolo di credito che si può monetizzare in contanti ma non in oro. In linea di massima, quindi, gli EFT vendono oro senza possederlo perché operano su base frazionaria: la quantità d’oro che garantisce i certificati è solo una frazione del valore posto in vendita. E’ stato calcolato che, in media, ogni oncia d’oro garantisce 45 certificati. In altri termini gli ETF vendono “carta” che rappresenta oro ma è garantita in media da solo il 2.2 % dal metallo (1/45). Ci sono dunque 45 possessori di titoli che hanno contemporaneamente diritto alla riscossione della stessa oncia!! Ora, basta un calcolo elementare per svelare la truffa. Se 1600 dollari era il prezzo dell’oro prima del ribasso, 45 once valevano 72mila dollari ma solo una di 1600 dollari ( il 2.2%) era vera, le altre 44 once del valore nominale di 70400 $, erano di carta. Pertanto quando la Merrill Lynch ha piazzato 400 tonnellate d’oro, in realtà ha venduto 391,2 tonnellate di carta e 8,8 tonnellate (2.2%) d’oro fisico. E’ evidente come in questo modo sia facile far ribassare il prezzo dell’oro. Basta aumentarne la quantità in modo fittizio e inondare il mercato. Il ribasso, naturalmente, ha provocato panico e gli investitori hanno smobilizzato anche l’oro fisico, aiutando a deprimerne il prezzo. Ma chi ha capito come funziona la truffa e sa interpretare i fondamentali economici non si è lasciato intimidire dalla manovra e ha colto nel ribasso non una debacle per il metallo ma un segnale di opportunità per rafforzare a basso prezzo il proprio portafoglio investimenti. Infatti al ribasso è seguito qualche giorno dopo un rialzo a poco più di 1400 dollari l’oncia. Le quotazioni dell’oro cresceranno ancora perché questo prezzo è appena sufficiente a coprire il suo costo di produzione e ai produttori non conviene certo spendere un oncia per produrre un oncia. Se smettessero di produrlo, il prezzo dell’oro andrebbe alle stelle.
 
Come al solito le spiegazioni ufficiali delle agenzie di stampa sono inconsistenti e cercano pure di assecondare il ribasso. Bloomberg ha scritto:
Perchè l’oro crolla? Il fattore più importante è la diminuzione dell’inflazione a livello globale che ha ridotto il valore dell’oro come protezione contro l’aumento dei prezzi. I maniaci dell’oro che scommettevano sull’esplosione inflazionista stanno rivedendo la loro posizione e cercano di uscire dal mercato a qualsiasi prezzo) (The Price of Gold Is Crashing. Here’s Why).
L’articolista di Bloomberg non sfiora nemmeno le vere cause del ribasso (nessun accenno alla vendita degli ETF) e quanto all’inflazione ne ha un concetto molto vago. Se si osserva il grafico che mette in relazione l’espansione del bilancio delle banche centrali e il prezzo dell’oro si ha una percezione immediata della spinta verso l’alto impressa al prezzo dell’oro da questa espansione. E’ proprio l’espansione del bilancio delle banche centrali a costituire inflazione e ad aver fatto salire il prezzo dell’oro in questi anni. L’inflazione non significa aumento dei prezzi anche se quest’ultimo è una delle sue conseguenze. Inflazione significa espansione fraudolenta del credito che ha come conseguenza l’insolvenza dei debitori seguito dal loro default e dalle perdite in capo ai creditori. Ciò che appunto caratterizza l’attuale contesto finanziario. Ed è proprio il possesso dell’oro fisico che può salvare dall’insolvenza generale perché è l’unica attività finanziaria che non è contemporaneamente la passività di terzi che comporta sempre un rischio di default. Si detiene l’oro come polizza assicurativa come ci si assicura contro l’incendio, alluvioni o terremoti. La guerra valutaria in corso che sta deprezzando simultaneamente tutte le valute, gli interessi a zero e i rendimenti delle attività finanziarie negativi sono tutti elementi che consigliano di assicurare la propria ricchezza contro la stupidità dei governi e delle banche centrali.
Gli apprendisti stregoni
Le tecniche di manipolazione ebbero inizio quando un dirigente della Goldman Sachs, certo Robert Rubin, ebbe l’idea di indebitarsi in oro con le banche di investimento (bullion bank) pagando un interesse inferiore all’1%, vendere il metallo e usare il ricavato per finanziare le operazioni della banca. Rubin diventò segretario al Tesoro americano nel 1995 e adottò questa idea su vasta scala per rafforzare il dollaro nei confronti dell’oro. Cominciò l’era del “carry trade” sul metallo che consiste nel prenderlo in prestito a un basso tasso di interesse e venderlo per comprare attività finanziarie a interesse più alto.
Da quell’epoca le banche centrali si inventarono le operazioni di leasing sull’oro cedendolo a banche di investimento che lo vendevano e col ricavato acquistavano titoli di stato per sostenerne i corsi. Le operazioni di leasing apparivano sul mercato come vendite calmierando il prezzo dell’oro e funzionarono finché le bullion banks non ricorsero alle vendite allo scoperto. Ovviamente il carry trade ha successo quando l’oro cala e il prezzo delle attività finanziarie aumenta. Ma diventa un boomerang se avviene il contrario perché le banche sono costrette, alla scadenza dei contratti, a riacquistare sul mercato l’oro a prezzi più alti vanificando l’obiettivo delle vendite allo scoperto e facendo aumentare il prezzo dell’oro. Sia negli USA che in Inghilterra molte banche hanno rischiato la bancarotta e questo spiega perché tra il 1999 e 2002 l’ex primo ministro inglese Gordon Brown decise la svendita delle riserve auree del Regno: doveva salvare le banche inglesi dall’insolvenza a causa del carry trade. Contravvenendo alle regole sulle vendite dell’oro che prevedono l’assoluta riservatezza, Brown annunciò con grande anticipo e urbi et orbi la vendita delle riserve allo scopo di farne crollare il prezzo e permettere alle banche “scoperte” di riacquistare l’oro a prezzi stracciati e rispettare gli impegni di riconsegna.
Le pratiche di manipolazione si sono sempre ritorte sugli stessi autori che non sono riusciti più a controllarle. L’oro ceduto con il trucco del leasing per abbassarne il prezzo non è più tornato nei forzieri delle banche: a furia di rinnovi contrattuali non è stato mai restituito e si è disperso nel mercato, soprattutto in quello asiatico. La controprova è che in questi ultimi anni la Cina e India hanno assorbito molto più oro di quello che viene prodotto ogni anno e siccome l’oro non si crea dal nulla, la differenza non può che provenire dalle banche centrali nei cui bilanci parte dell’oro data in leasing continua a figurare come “gold receivable” cioè come credito esigibile. In realtà è inesigibile perché non esiste più e questo spiega la preoccupazione della Germania che ha richiesto lo scorso gennaio il rimpatrio dell’oro depositato alla Federal Reserve (1500 tonnellate) La quale ha risposto che per riconsegnarlo sono necessari sette anni!! Insomma dopo esserselo venduto ha bisogno di tempo per ricomprarselo, possibilmente a prezzi scontati con l’aiuto dei trucchi della Goldman Sachs del carry trade o degli EFT. 
Ma a furia di trucchi le banche finiranno per perdere definitivamente la bacchetta magica con cui creano gli incantesimi monetari. A quel punto solo il ritorno del maestro potrà rimediare ai loro disastri.

fonte: chicago-blog.it  

 

ecco i 15 nomi

 
Il giorno prima del venerdì nero per l'oro, l'amministrazione Obama aveva convocato una riunione con i seguenti 15 banchieri:

Lloyd Blankfein, Chairman and CEO Goldman Sachs
Jacques Brand, CEO Deutsche Bank
Michael Corbat, Chief Executive Officer Citigroup
Jamie Dimon, Chairman, CEO and President J.P. Morgan Chase
Sergio Ermotti, CEO UBS
James Gorman, Chairman and CEO Morgan Stanley
Gerald Hassell, Chairman and CEO Bank of New York Mellon Corporation
Jay Hooley, Chairman, President and CEO State Street Corporation
Abby Johnson, President, Fidelity Financial Services, Fidelity Investments
Steve Kandarian, Chairman of the Board, President and CEO Metlife
Brian Moynihan, President and CEO Bank of America/Merrill Lynch
John Strangfeld, CEO, Prudential
John Stumpf, Chairman, President and CEO Wells Fargo
Jim Weddle, Managing Partner, Edward Jones
Bob Benmosche, President and CEO American International Group

Come potete vedere, erano presenti tutti i bancieri importanti degli Stati Uniti.
Può essere una coincidenza il fatto che il giorno dopo questa riunione si è materializzato un crollo dei prezzi di oro e argento che ha richiesto la cooperazione e participazione di tutte le banche importanti ?

(...)

Una spiegazione alla base dello sforzo congiunto di questi banchieri, a mio parere, è una delle due seguenti ipotesi: 
(1) l'inventario oro e argento fisico che il COMEX e LBMA necessari per ricostituire le loro scorte non era disponibile per la vendita, ossia nessuno vendeva oro fisico e argento nelle grandi quantità di cui avevano bisogno, e dal momento che così tante entità chiedevano la consegna fisica di metalli preziosi che era stato re-ipotecati più e più volte, le borse del COMEX e della LBMA non potevano più spostare oro fisico e argento dentro e fuori diverse volte per coprire tutte le consegne. Così, i banchieri dovevano far crollare i prezzi per gettare nel panico i titolari di fisico e indurli a vendere i loro metalli per ricostituire le loro scorte di magazzino. Tuttavia, poiché, come ho spiegato sopra, questo crollo dei prezzi è stato eseguito in mercati di carta e le uniche vendite provacate dai banchieri sono state le liquidazioni forzate di contratti al rialzo di once di d'oro di carta, queste azioni non sono riuscite quindi a provocare il rilascio di once di metallo fisico nel mercato. 
In realtà, tutte le relazioni dagli operatori in metalli preziosi fisici e fuori dalla LBMA indicano proprio l'effetto opposto, cioé massicce riduzioni della disponibilità di oro e di argento fisici, a causa di acquisti molto forti da parte delle istituzioni sovrane e di individui che acquistano al dettaglio. Anche con segnalazioni aneddotiche di operatori in metalli preziosi che hanno rapidamente esaurito i loro inventari di oro e di argento fisico, che possono essere confermate visitando i siti web online.  
Non mi bevo quindi la storia che le banche non volevano comprare più oro / argento a prezzi più alti, perché maggiori acquisti di fisico avrebbe fatto lievitare i prezzi e che è questa la ragione per cui i prezzi sono stati fatti crollare. Oro fisico e l'acquisto d'argento alla fine stabilizzare e inviare anche oro / argento prezzi della carta costantemente più elevati, ma probabilmente solo quando la disparità tra i prezzi della carta fisica e falso diventa abbastanza grande.

(2) Pertanto mi sembra più raionevole la spiegazione due, e cioè che i banchieri anno fatto crolalre i prezzi di oro e argento per evitare default su larga scala nelle consegna di oro e argento fisico da parte dei mercati del COMEX e della LBMA, default che avrebbero causato una conseguente svalutazione catastrofica di tutte le principali valute "fiat" contemporaneamente a grandi fallimenti bancari globali, Volevano inoltre convincere la gente che l'oro e l'argento non sono più rifugi sicuri e che sia meglio continuare a pompare con soldi fiat i mercati azionari globali che rischiano di crolalre catastroficamente entro i prossimi 18 mesi.  
Tuttavia, mentre la realizzazione dei due obiettivi di cui sopra ha mantenuto la maggioranza delle persone in osservanza delle regole di quello schema Ponzi che è la finanza globale, il conseguente danno strutturale inflitto al sistema finanziario globale è stato enorme. 
L'enormità di questo recente crollo manipolato dei prezzi di oro e argento senza dubbio hanno provocato:
(1) ha provocato una contrazione molto significativo delle disponibilità di oro e argento fisici e,
(2) la riduzione delle riserve fisiche sotto il controllo del cartello bancario occidentale che servono a ri-ipotecare oro e argento.

Queste due conseguenze finiranno per sfociare in un default totale della LBMA e del COMEX e porteranno alla realizzazione da parte di tutti i cittadini del mondo che gli imperatori bancari di questo mondo di fatto non hanno vestiti. 

Il piano escogitato dai banchieri non è una soluzione, ma solo un aver posticipato ciò che  sarà inevitabile.  
(...)
In conclusione, i banchieri possono aver ritardato il default del LBMA e COMEX con il loro ingegnoso crollo delle quotazioni di oro e argento realizzato al 100% con vendite di carta, tuttavia il meccanismo hanno usato per raggiungere il loro successo è tale da garantire e accelerare le circostanze necessarie per il fallimento totale della LBMA e del COMEX e il conseguente fallimento di tutte le valute mondiali fiat.  
Pertanto, si prega di non lasciarvi ingannare da tutto il rumore bianco della propaganda dei mass-media o delle grandi banche commerciali come Goldman Sachs, quando si parla di oro, di argento e di carta moneta.  
E' solo una questione di tempo prima che i banchieri stessi subiscono le conseguenze di uno degli effetti collaterali della loro recente frode per quanto riguarda il crollo dei prezzi di carta dell'oro e dell'argento. 
Tuttavia, poiché uno degli effetti collaterali del crollo dei prezzi di oro e argento provocato dal cartello bancario occidentale sarà la distruzione del potere d'acquisto di tutte le principali valute mondiali fiat, il consiglio migliore che posso darvi è di  convertire la maggior parte delle vostre valute fiat in oro fisico e argento, comprese le eventuali partecipazioni nel GLD e SLV, ora, prima che sia troppo tardi. 


   J S Kim




lunedì 22 aprile 2013

referendum sull'oro


Svizzera: referendum sull’oro? Perché rimpatriare le riserve?

Molto probabilmente, la Svizzera si troverà a dover affrontare un referendum popolare su una misura che impedisce alla banca centrale di vendere le riserve d’oro, obbligando la Swiss National Bank a mantenere almeno il 20% degli asset in oro.
"Salvate il nostro oro Svizzero" è lo slogan utilizzato dai membri del partito conservatore elvetico, promotore della mozione secondo la quale la SNB dovrebbe far rimpatriare le riserve d’oro tenute all’estero per mantenerle entro i confini nazionali.
Secondo il sistema legale svizzero, le iniziative che ottengono oltre 100 mila firme possono diventare referendum e questa dedicata all’oro ha ormai raggiunto la quota 106.052 firme legalmente riconosciute. Sarà presto referendum?

Perché rimpatriare le riserve?

Le cause che hanno dato origine a questa iniziativa potrebbero essere diverse, ma si ha il sospetto che la possibilità della vendita da parte della banca centrale cipriota delle proprie riserve, notizia che ha dato il via ad un pauroso sell-off dell’oro, possa essere in futuro ripresa anche da paesi come l’Italia o il Portogallo che si trovano in situazioni particolarmente difficoltose e che, allo stesso tempo, detengono quantità d’oro piuttosto rilevanti.
La Banca d’Italia detiene 2.451 tonnellate d’oro, oltre il 70% delle riserve totali. La riserva del Portogallo, invece, ammonta a 383 tonnellate per un ammontare del 90% del totale.

Oro alla SNB: qual è il fine?

In ogni caso, l’idea dei promotori di quest’azione in Svizzera non è quella di vendere l’oro, ma di riportarlo entro i confini nazionali, sostenendo che l’oro oggi sia l’unico asset veramente di valore. Alla fine del mese di febbraio, le riserve della SNB si aggiravano ad un valore totale di 49.5 miliardi di Franchi Svizzeri, rappresentando circa il 10% del bilancio finale.
Si legge sul sito dell’iniziativa:
"Ulteriori vendite di oro, mentre entrambe le valute mondiali, l’euro e il dollaro, minacciano di crollare? Niente affatto. Oggi l’oro è l’unica cosa davvero preziosa rimasto sul bilancio SNB."
Secondo i sostenitori di questa linea, spiega il Financial Times, il rimpatrio dell’oro consentirebbe alla banca di rinforzare la propria posizione, consentendo tanto alla Svizzera, quanto alla SNB di mantenere un certo spazio di manovra e indipendenza nella gestione della politica monetaria.
Secondo WallStreetItalia, le ragioni di questa iniziativa sono da ricercarsi nel tentativo di gettare le "fondamenta legali per una valuta svizzera in Moneta d’Oro ufficiale, come complemento del franco già esistente."

La risposta della banca centrale Svizzera

La banca centrale svizzera, la Swiss National Bank, risponde con un certo scetticismo, spiega il giornale inglese: "abbiamo serie preoccupazioni riguardo alle implicazioni che l’iniziativa in questione potrebbe avere sulla politica monetaria", ha spiegato la banca che aggiunge che "in corso d’opera" fornirà risposte più esaurienti.
Per ora la proposta rimane tale; il referendum non è stato ancora indetto, ma non sarebbe strano se passassero diversi anni prima che tale iniziativa fosse accettata e diventasse un referendum, successivamente trasformato in azione concreta.

 fonte: forexinfo.it 

 


probabile frode da parte della LBMA


(...) Oltre a ragioni macroeconomiche, il crollo dell’oro verificatosi venerdi’ scorso e all’inizio di questa settimana è stato causato da movimenti ribassisti prettamente speculativi.

Le grandi vendite di oro cartaceo

L’inizio del cedimento è avvenuto venerdì sui mercati a termine statunitensi. Un ordine di vendita pari a 6 miliardi di dollari americani (ovvero per 124,4 tonnellate di oro – equivalenti a 4 milioni di once) ha causato il declino dei prezzi. L’ordine di vendita è stato piazzato da fondi speculativi riconducibili a Merrill Lynch. Non si trattava di oro fisico, ma di oro di carta (paper gold).
Questo primo ribasso è stato amplificato da una seconda ondata di vendite sui mercati a termine sintetici per lo stratosferico ammontare di 15 miliardi di dollari (equivalenti a 300 tonnellate di oro). Il tutto si è svolto nell’arco di soli 35 minuti di contrattazioni. Hedge funds, bullion banks, grandi fondi d’investimento, possono manipolare il prezzo dei metalli preziosi agendo sui mercati futures, costruendo un enorme castello di posizioni “corte” in vendita (short position). Questi fondi agiscono con leva finanziaria pari a 20:1.
E’ esattamente quello che è accaduto venerdi.
Da venerdì scorso a lunedì abbiamo riscontrato ordini di vendita sui mercati futures pari a 400 tonnellate di oro. 400 tonnellate di oro sono equivalenti al 15% della produzione annuale di metallo giallo. I ribassi sono amplificati all’inverosimile dalle vendite allo scoperto (naked short) e dai software di compravendita automatizzata (high frequency trading).
Ricordiamo che i magazzini del COMEX (mercato a termine sintetico di New York) riscontrano il maggior calo delle scorte da settembre 2009. Nei primi tre mesi di quest’anno i cali sono stati quasi superiori al 17% portando le scorte a un minimo di 286,60 tonnellate metriche di oro. I fondi speculativi e le bullion banks in meno di due giorni di trading hanno venduto oltre 524 tonnellate di oro di carta (paper gold), quasi il doppio delle riserve fisiche detenute al COMEX.
La richiesta fatta dai brokers (intermediari) dei mercati a termine ai propri clienti (fondi speculativi) di integrare i “margin calls” ovvero i depositi in garanzia che i fondi costituiscono per potere operare in questi mercati, ha autoalimentato la furia ribassista delle quotazioni. Quando sui mercati si instaurano forti pressioni ribassiste, i brokers dei mercati a termine richiedono l’aumento dei margini di garanzia per evitare di sostenere le perdite dell’investitore- cliente.
E’ evidente che coloro i quali hanno orchestrato l’attacco ribassista avevano previsto che i brokers, visti i consistenti ribassi delle quotazioni, avrebbero richiesto ai loro clienti le integrazioni ai depositi (margin calls) scatenando quindi ulteriori vendite da “stop loss”.  E’ stato un chiaro attacco di “guerra psicologica”.
 Il fine dell’offensiva contro i preziosi e’ indubbio: screditare il loro ruolo di “bene rifugio” ed evitare una fuga di capitali in oro e argento, trattenendoli presso il sistema finanziario.  A questo punto stabilitosi un clima di “panic selling” sono scattati i software di compravendita automatizzata che hanno fatto partire gli “stop loss” (stop alle perdite), quindi il crollo si è trasformato in una vera e propria valanga.

Contestualmente al crollo dei prezzi dell’oro sui mercati futures di New York, la LBMA di Londra (la piattaforma ove si compera e vende il metallo fisico reale) bloccava fraudolentemente ogni tipo di acquisto adducendo come giustificazione un improvviso guasto tecnico al sistema. 

Pertanto la LBMA “congelava” di fatto gli acquisti e le vendite di metalli preziosi fisici. I detentori di oro e argento fisico non potevano più operare, né  in acquisto né in vendita. In pratica, per non essere travolti dalle perdite, i possessori di metalli fisici sono dovuti ricorrere ai mercati sinteci “futures” alimentando le posizioni in vendita – “short” (per poi riconvertirle in “lunghe” – acquisto – non appena il mercato fisico si fosse sbloccato). Questo ha ulteriormente dilatato la pressione ribassista sulle quotazioni.
Il congelamento del mercato fisico alla piattaforma della LBMA sembra essere stato orchestrato con il fine di esasperare le vendite da panico (o comunque si tratta certamente di una inusuale “coincidenza”). L’unico evento che può approssimarsi a quello accaduto venerdì 12 e lunedì 16, uguale per intensità e virulenza ribassista, è accaduto il 19 ottobre 1987.
In quella occasione la Bank of England, sotto pressione congiunta della Fed e del Dipartimento del Tesoro Statunitense, fu costretta a prendere in prestito un rilevante stock di oro dal Fondo Monetario Internazionale per rivenderlo successivamente sul mercato e farne crollare le quotazioni.  L’impatto ribassista fu rilevante: in una sola giornata le quotazioni dell’oro calarono di oltre 100 dollari.
La Bank of England per innescare l’effetto “vendite da panico” (panic selling) dovette però vendere oro fisico, non oro di carta. Al contrario della fase odierna, i mercati dei derivati (sebbene già sviluppati), non erano ipertrofici come quelli odierni.

Dietro questo attacco premeditato ci sarebbe la Federal Reserve e le sue politiche di sostegno indiscriminato al dollaro e il suo status di “valuta di riserva mondiale”. L’opinione è del Dr. Paul Craig Roberts, ex Assistente al Dipartimento del Tesoro con i governi Reagan. Secondo il Dr. Roberts la Fed avrebbe fatto filtrare la voce alle grandi case di brokeraggio (Goldman Sachs, Merrill Lynch), che molti hedge funds e altri grossi investitori stavano alleggerendo le proprie posizioni su oro e argento. Queste a loro volta avrebbero suggerito ai clienti di ridurre drasticamente gli investimenti nei metalli preziosi, contribuendo attivamente all’inizio del calo.
I media mainstream hanno motivato il ribasso adducendo il fatto che alcuni Stati Occidentali fortemente indebitati (tra cui l’Italia), sarebbero costretti a svendere le riserve auree sul mercato per fare fronte ai propri debiti. Tesi priva di qualsivoglia fondamento; argomentazione esposta in malafede o giocata sulla mancanza di conoscenza del mercato dei metalli preziosi da parte del grande pubblico.
Le Banche Centrali Occidentali non posseggono tutte le riserve che dichiarano di detenere. Parte delle stesse, negli anni scorsi, sono state date in prestito come collaterale o ipotecate per altre operazioni finanziarie. Parte sono collocate fuori dal territorio nazionale e non se ne ha la immediata disponibilità.
Prendiamo l’esempio della Germania. La Bundesbank ha chiesto il rimpatrio di 300 tonnellate di oro dagli USA. Gli Stati Uniti restituiranno quanto richiesto dai tedeschi nel lasso di tempo di 7 anni. E’ evidente che non ne sono in possesso, altrimenti non avrebbero atteso 7 anni per restituirle. Oppure, se ne sono in possesso, ne centellinano la consegna in modo tale da detenere sul proprio territorio la maggior parte di riserve possibili in caso di stress finanziario. In secondo luogo, anche se gli Stati in difficoltà dovessero svendere sul mercato parte delle riserve auree, la domanda sarebbe assorbita facilmente dalla Cina. Il Paese del Dragone possiede riserve in dollari americani tali da acquistare tutto l’oro detenuto dalle Banche Centrali, per ben due volte.

  Riccardo G.  - Deshgold





venerdì 19 aprile 2013

tre zecche non accettano più ordinativi

Maple Leaf canadese

Niente più Filarmoniche, Maple Leaf e Eagle di Argento: Le 3 principali Zecche di Stato (Austriaca, Americana, Canadese) che da sole hanno la leadership assoluta nel conio di monete di Argento (Per l’oro c’è anche il Sud Africa e l’Inghilterra) NON ACCETTANO PIU’ ORDINI OGGI !
Abbiamo avuto conferma di un fatto che non accadeva dai mitici anni 2008 e 2009 quando è esploso il fenomeno dell’oro e dell’argento fisico per il grande pubblico.

Due considerazioni:

  • Alcuni Stati occidentali possono anche provare a fermare la corsa all’Argento e all’Oro fisico  chiudendo le zecche
  • Ma se i cittadini cominceranno a comprare lingotti e monete di raffinatori privati o di zecche non allineate (russa-cinese ad esempio) non ci sarà proprio più metallo. Oro e Argento hanno mercati fisici RIDICOLI rispetto al mare di carta straccia fiduciaria che gira nel mondo.
Come direbbe un noto saggio, il duro dei quattro: E’ Tempo di Distruzione 
p.s. indovinate come si distrugge….. e chi.

fonte: rischiocalcolato.it 


P.S. Oggi chi volesse acquistare online monete American Silver Eagle dai siti U.S.A. deve pagare circa il 30% sopra il prezzo ufficiale dell'oncia di argento. Le Gold Eagles prezzano il 6% sopra lo spot, mentre i Maple Leaf canadesi risultano esauriti.