metalli preziosi per proteggersi dal crollo del castello di carte

i metalli preziosi sono il miglior investimento per proteggersi dal crollo del castello di carte

sabato 10 maggio 2014

il cartello dell'oro

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Il grafico sopra mostra le vendite di oro (in tonnellate) da parte della banche centrali.
Dal 2011 la quantità è negativa, perché le banche centrali stanno acquistando più oro di quanto ne vendono.

Questo grafico è uno dei molti contenuti nell'ultimo libro di Dimitri Speck, un esperto dei mercati delle commodities e responsabile del sito seasonal charts (che mostra una serie di dati statisticamente molto accurati sull'andamento stagionale dei prezzi delle commodities). 
L' edizione in lingua inglese del libro di di Speck "Geheime Goldpolitik", è stato pubblicato all'inizio di quest'anno sotto il titolo "The Gold Cartel". Il libro ha ricevuto grandi elogi da più parti, perfino da parte di un banchiere centrale, nonostante il fatto che nel libro i banchieri centrali sono il bersaglio di molte critiche.Le prime pagine del libro subito dimostrare al lettore esigente che l'autore effettivamente capisce cos'è veramente l'oro. Un gran numero di analisti (molti dei quali lavorano per organizzazioni di "esperti", il cui compito principale è quello di pubblicare i dati e le previsioni sui mercati dell'oro e dell'argento) continuano a considerare l'oro come simile a una merce industriale mentre il metallo giallo è qualcosa di molto più complesso.
 

Il saggio "The Gold Cartel" si compone di tre parti principali: studi statistici; una disquisizione storica e una parte teorica che si occupa delle conseguenze provocate dall'adozione di un sistema monetario "fiat".

il libro di Speck in vendita su Amazon.com


venerdì 9 maggio 2014

come la UE ci ruba le ricchezze

ERF.  Dietro questa apparentemente innocua sigla si cela l'arma definitiva che l'Unione Europea sta preparando per il colpo finale, il furto di tutte le nostre ricchezze e la chiave a doppia mandata per impedire la fuga dell'Italia dalla tonnara dell'Eurozona.

 
Ogni volta che gli eurocrati immaginano qualche colpo grosso lo nascondono sotto un nome oscuro. Il MES e il Fiscal Compact vennero votati alla chetichella da un parlamento totalmente ignorante di quel che stava approvando, pungolato dall'urgenza messa da un consapevolissimo Monti.
Adesso che i buoi sono scappati i partiti fanno a gara a dissociarsi da assurdi obblighi e onerosissimi impegni già versati, tuttavia il danno è fatto e difficilmente rivedremo qualcosa degli oltre 50 miliardi impegnati a vario titolo nei fondi salvastati.

Questa cifra iperbolica è una bazzecola a confronto di quanto rischiamo di giocarci con l'ERF o “European Redemption Fund” dato che si parla, per la sola Italia, di oltre mille miliardi. Vediamo di che si tratta. Per essere sicuri che la riduzione forzata del debito prevista del Fiscal Compact avvenga davvero si è inventato un meccanismo diabolico. 
L'idea sembra orientata alla solidarietà: consentire ai paesi europei con un debito pubblico più alto del limite del 60% del rapporto debito/pil di scaricare tutto il debito in eccesso ad un fondo comune dove possa essere mutualizzato come un super eurobond. Fin qui tutto bene, ma esiste forse ancora qualche anima candida che creda ai “favori” e alla “solidarietà” dell'attuale Unione Europea? 
Se esiste è bene che si svegli perchè la commissione di studio presieduta da un ex banchiere centrale austriaco, una signora dal rassicurante nome di Gertrude Trumpel-Guggerell, e che casualmente non annoverava alcun italiano tra i propri membri, ha deciso che a fronte di questo debito debbano essere poste delle garanzie reali.
Traduciamo: l'Italia scaricherebbe oltre mille miliardi di debito ma a fronte dello “scarico” occorrerà mettere a garanzia beni e oggetti di valore. L'ERF si “mangerebbe” quindi per esempio tutte le nostre riserve auree, beni immobili di pregio, le migliori partecipazioni societarie inclusi i gioielli strategici quali Eni e Finmeccanica e addirittura verrebbe alimentato con una sorta di ipoteca sui futuri introiti fiscali. A quel punto sarebbe un gioco da ragazzi portarci via tutto, basterebbe girare la “manopola” dello spread, per esempio facendo dichiarare alla BCE la propria intenzione di non garantire direttamente il debito monetizzandolo, per precipitarci nel default. A quel punto però l'ERF si incamererebbe tutte le garanzie e noi ci ritroveremmo in ginocchio: svuotati di tutti i nostri beni di valore e con ipotecate per il futuro persino le nostre tasse e le nostre pensioni.
Il piano è semplice e sembra congegnato da un usuraio della malavita: si mette in condizione la vittima di fare debiti e a quel punto ci si offre di “salvarlo” prendendosi tutto ciò che ha di valore e che era stato messo a garanzia. Peccato che nessun paese al mondo indebitato nella propria valuta abbia garanzie reali a fronte dei propri titoli: il debito pubblico è semplicemente garantito dalla propria banca centrale. Forse che l'Inghilterra a fronte dei suoi titoli ipoteca Buckingham Palace? No di certo, anche nei momenti peggiori della crisi come nel 2008, quando la fiducia verso l'economia inglese era minima, la Bank of England comprò sul mercato tutti i titoli venduti dagli investitori terrorizzati mantenendo i tassi ai minimi e consentendo il riallineamento della Sterlina. Nessun bisogno di vendersi l'oro e anzi, in teoria adesso quel debito riacquistato potrebbe essere cancellato con un tratto di penna perché presente sia all'attivo che al passivo del bilancio statale (il tesoro è debitore e la Banca Centrale è creditore, ma entrambe sono dello Stato).
Capita la fregatura?
Ci vogliono dare un servizio che sarebbe totalmente normale al modico prezzo di un'ipoteca su mille miliardi delle nostre ricchezze e, per aiutare il furto, ecco che il servizievole (o complice) PD sta preparando la “riforma del titolo quinto della Costituzione”: vale a dire la possibilità per lo stato di mettere le mani su tutti i beni oggi vincolati alla disponibilità degli enti locali. 
Tutto questo per cosa? Per consentire all'Eurozona di andare avanti in modo che la Germania (come ammesso ieri con incredibile candore a Ballarò dalla candidata alla presidenza della Commissione Europea Ska Keller) possa mantenere bassi i prezzi delle sue merci e continuare a venderle evitando la disoccupazione. Ce lo dicono in faccia e noi continuiamo a fare cose contrarie al nostro interesse.
Per questo le prossime elezioni Europee saranno importanti: ci sono in gioco cose fondamentali per il nostro futuro che rischiano di essere gestite da piccoli collaborazionisti. Cerchiamo di svegliarci.

 Claudio Borghi Aquilini

Fonte: www.ilgiornale.it

giovedì 8 maggio 2014

si ripresentano i fantasmi


Il mercato si evolve ma si ripresentano i fantasmi del periodo della grande crisi bancaria USA 

   di Danilo "D.T." 

Sia ben chiaro, nulla di personale contro la finanza innovativa. Anzi, i mercati devono evolversi, muoversi, reagire. Il grande problema è, però, riuscire ad evitare che si lasci troppo spazio alla speculazione, creando scenari pericolosi come nel 2008, quando la e i derivati, hanno messo in forte difficoltà il sistema finanziario globale.
Ma la storia ha insegnato qualcosa? Assolutamente no.
Mentre ci stiamo godendo di un mercato dove la percezione del rischio è quantomeno limitata, con BTP a prezzi siderali e società quotate che scontano utili improponibili per i prossimi anni (USA in primis), ecco che sul mercato riaffiorano le solite ombre. Ma attenzione, queste ombre sono sempre più grosse e scure.
Vi illustro qualcuna di queste ombre. Ma solo alcune, poi ce ne sono tante altre di cui già vi ho parlato:  (...)

martedì 6 maggio 2014

quasi pronto l'Euro 3.0


Super Target 2, ovvero Euro 3.0 è Quasi Pronto

Pezzo molto acuto e informato sull'ottimo sito "Formiche" che spiega come, quatti quatti, stanno mettendo a punto (anzi è ormai pronto) il passaggio numero tre, dopo l'Euro e dopo l'Unione Bancaria: "Super-Target2 o "T2S" ovvero la fase tre dell'Euro.
Leggere per rendersi conto che nelle stanze che contano su Bruxelles e Francoforte non esiste la MINIMA POSSIBILITA' che facciano marciano indietro, stanno anzi andando avanti come dei panzer. 

Non c'è niente di misterioso e segreto, è tutto scritto qui sul sito della BCE. Altro che uscire dall'euro o referendum sull'euro, questi stanno oliando e stringendo le viti del meccanismo ...
(...)
Come si vede, qualunque sia il passaggio (euro 1.0. euro 2.0, euro 3.0) gli argomenti a favore sono sempre gli stessi. Così come anche le conseguenze: cessione di prerogative nazionali a fronte di benefici sovranazionali. Creare un’unione sempre più perfetta, per citare Mario Draghi. C’è una differenza però. Quando si trattò di entrare nell’euro 1.0 decisero gli stati. L’Unione bancaria (euro 2.0) è stata decisa dalla commissione Ue e approvata dal Parlamento europeo. L’euro 3.0, vedrà la luce (su base volontaria) esclusivamente grazie alle CDSs, 22 delle quali hanno già aderito. Come si può notare, più il processo si raffina, più si allontana dal comune sapere e dall’opinione pubblica che, come ho notato all’inizio, si è accorta solo dopo un decennio di cosa abbia significato l’euro 1.0.

articolo completo su: www.cobraf.com


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su consiglio del FMI

"Il nuovo governo dell'Ucraina utilizzerà la prima parte del prestito del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per aumentare le sue riserve di oro fisico e le riserve di valuta al fine di stabilizzare la situazione finanziaria del paese" ha dichiarato ieri Stepan Kubiv, presidente della Banca Nazionale di Kiev.
 
Oltre un miliardo di dollari dalla prima parte del prestito sarà destinato all'acquisto di oro e di valuta per rafforzare il sistema finanziario del paese. "Il resto andrà al bilancio per stabilizzare la situazione macroeconomica e finanziaria in Ucraina", ha aggiunto Kubiv.

Kubiv ritiene che il prestito del FMI "invierà un segnale positivo per gli investitori stranieri e imprenditori nazionali, per migliorare il clima degli investimenti nel Paese e stabilizzare la grivna".    

Il 30 aprile scorso, il Consiglio dei governatori dell'FMI aveva approvato una linea di credito stand-by di due anni di 17 miliardi dollari per l'Ucraina. La prima parte sarà pari a circa 3,2 miliardi di dollari.



fonte: agenzia ITAR-TASS