Stanotte le quotazioni dell'argento hanno decisamente sfondato al rialzo la resistenza concordata da alcune grandi banche (tra le quali le prestigiose Goldman Sachs e HSBC) al livello di 75 dollari/oncia.
Come visibile nel grafico sopra, tra il 27 dicembre e il 5 gennaio le grandi banche che da decenni controllano il mercato del Comex di New York erano riuscite a contenere i prezzi in una scatola tra 72 e 78 USD/oncia (le due linee blu) attorno al livello-chiave di 75 dollari (linea bianca). Il tentativo di sfondamento al ribasso del livello-chiave di 70 dollari, avvenuto il 2 gennaio ha avuto breve durata, anche perché le quotazioni sui mercati asiatici - e ovunque dove si vendeva argento fisico - si sono mantenute invece attorno agli 80 dollari.
Il 7 e 8 gennaio abbiamo assistito a un forte e disperato tentativo dei ribassisti di tornare sotto i 75 USD/oncia.
Nelle prime ore di questa settimana l'argento resta saldamente sopra 84 dollari/oncia (2.300 euro/Kg) mentre l'oro aveva superato i 4.600 dollari/oncia (125 euro/grammo).
Nei prossimi giorni le banche tutt'ora sovraesposte al ribasso dovranno coprirsi facendo acquisti che porteranno probabilmente il prezzo dell'argento tra i 90 e i 100 dollari/oncia. Dovranno poi cercare di far scendere le quotazioni sotto gli 80 dollari oncia prima del giorno di scadenza delle opzioni, venerdì 16 gennaio.
La Cina ora controlla il mercato dell'argento, e l'argento ha raggiunto e superato di slancio la cifra estremamente significativa di 20mila Yuan, l'equivalente di 92 dollari per oncia.
a Shanghai il future dell'argento ha superato i 92 USD/oncia
La scarsità delle scorte disponibili di metallo fisico riguarda anche platino e palladio, con un andamento delle quotazioni quasi identico a quelle dell'argento.
Nell'immagine sotto, le principali motivazioni macroeconomiche che continuano a dare forza a questo mercato rialzista dell'argento:
Le recenti normative bancarie, in particolare in India, da aprile 2026 consentiranno alle banche di accettare argento allocato (monete, gioielli) come garanzia per i prestiti, formalizzando il suo ruolo monetario e aumentando la liquidità per gli individui.
Il Venezuela detiene attualmente 161 tonnellate di riserve auree per un valore di circa 22 miliardi di dollari considerando un prezzo di 4.300 dollari l'oncia.
Questo rende il Venezuela il paese latinoamericano con le maggiori riserve auree.
161 tonnellate vengono dichiarate ufficialmente dalla banca centrale del Venezuela. La realtà sul campo è più confusa. Anni di scambi poco trasparenti (per aggirare le sanzioni imposte dagli USA) con alleati come Turchia e Iran, soprattutto per gli acquisti di armi hanno eroso le riserve fisiche. Stime indipendenti ora collocano le riserve accessibili ben al di sotto delle 100 tonnellate; 30 tonnellate sono bloccate da alcuni anni nei forzieri della Bank of England.
Antonov AN-124
Secondo fonti non ancora verificate, 847 tonnellate di argento (l'intera riserva strategica della banca centrale venezuelana era di 850 tonnellate) sono state evacuate con aerei cargo russi e cinesi in poche ore notturne lo scorso 23 dicembre. Ancora misterioso il motivo per cui i russi hanno stanno cercando di proteggere la fuga della super-petroliera Bella 1 che non ha un carico di petrolio e sta dirigendosi verso Murmansk (nel frattempo ha anche cambiato nome e bandiera).
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Oro nero e altri minerali
Durante la conferenza stampa dopo l'attacco al Venezuela,
Donald Trump ha ripetuto più volte la frase "estrarremo così tanta
ricchezza dal sottosuolo" ... e il sottosuolo della regione del "Arco Minero del Orinoco" è ricco anche di oro, argento, bauxite, coltan e altri minerali sempre più importanti.
Donald Trump ancora una volta è stato molto esplicito: "The future will be determined by the ability to protect commerce and territory and resources that are core to national security. These are core to our national security. Just like tariffs are, they've made our country rich and they've made our national security strong, stronger than ever before. But these are the iron laws that have always determined global power. And we're going to keep it that way."
Il governo del Venezuela dichiara di possedere attualmente 303 miliardi di barili di riserve di petrolio greggio, che Trump sostiene siano ora sotto il controllo degli Stati Uniti.
Se ciò fosse vero, con i prezzi del petrolio a circa 57 dollari al barile, il valore totale delle riserve venezuelane equivale a 17,3 trilioni di dollari. In poche ore, gli Stati Uniti hanno teoricamente acquisito il controllo di riserve petrolifere per un valore superiore all'intero PIL di tutti i paesi del mondo, a parte Stati Uniti e Cina. Si tratta però di un petrolio molto pesante, denso e acido, richiede lavorazioni intensive che poche raffinerie sono in grado di eseguire. Le raffinerie che il Venezuela possedeva in Texas e Louisiana (società Citgo) erano già state poste sotto sequestro da anni sono state acquistate nel settembre 2025 - per pochi soldi e con un tempismo perfetto - dal famigerato "avvoltoio" Paul Singer, lo stesso finanziere che aveva preso il controllo della squadra di calcio del Milan nel 2017, per poi venderla ai cinesi.
Il sistema del petrodollaro, istituito dall'accordo del 1974 tra Henry Kissinger e l'Arabia Saudita, che richiedeva la vendita globale di petrolio in dollari, per decenni ha creato una domanda artificiale per la valuta USD e ha finanziato l'egemonia americana.
Negli ultimi anni, e soprattutto dopo le sanzioni legate alla guerra in Ucraina, si è avviato un processo di de-dollarizzazione guidata da Russia, Cina, Iran e dal crescente numero di nazioni aderenti ai "BRICS", nazioni che stanno adottando transazioni non basate sul dollaro e alternative al circuito SWIFT.
Come visibile nel grafico sopra, nell'ultimo anno il Venezuela stava vendendo petrolio soprattutto ai cinesi e si faceva pagare in yuan, non in dollari.
Il gennaio 2026 inizia con un forte aumento dello spread tra i mercati occidentali e quelli asiatici. Un oncia di argento viene scambiata a 130 dollari a Tokyo, a 128 dollari negli Emirati Arabi Uniti, a 106 dollari in Kuwait, a 97 dollari in Corea, a 80 dollari a Shanghai, a 71 dollari a New York. Si tratta del medesimo metallo, nello stesso giorno e degli stessi 31,1035 grammi di argento puro.
128 dollari/oncia oggi in UAE
Melania Trump arriva alla festa di Capodanno a Mar-a-Lago con un vestito d'argento:
Ieri, nell'ultimo giorno di contrattazioni del 2025 a New York, i metalli preziosi hanno subito violenti ribassi, l'ennesima speculazione sul mercato elettronico da parte di grosse banche, favorita anche dalla eccezionale ed emergenziale iniezione di liquidità di oltre 52 miliardi di dollari tramite la Federal Reserve's Primary Credit lending facility e da un duplice aumento dei margini richiesti a chi operava in leva sul future dell'argento. Tra le grandi banche in difficoltà sovraesposte al ribasso sull'argento ci sono UBS, Bank of America e Citibank. Pare invece che JP Morgan si sia girata al rialzo.
Oggi le autorità cinesi confermano le restrizioni all'esportazione di argento fisico. Per poter esportare l'argento dalla Cina a partire dal 1° gennaio, un'entità deve dimostrare una capacità produttiva di almeno 80 tonnellate, disporre di una linea di credito di 30 milioni di dollari e ricevere l'approvazione dal ministero del commercio cinese.