lunedì 31 dicembre 2012

inizia un'altra decade da + 500%

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Il prezzo dell'argento in dollari negli ultimi 10 anni è cresciuto del 584%.
Ci sono tutti i presupposti per la ripetizione di un risultato simile nei prossimi 10 anni.

oro batte borsa 9 a zero


Il grafico indica i risultati annuali dell'indice Dow Jones della borsa di New York (in verde) confrontati con la variazione dei prezzi dell'oro (in giallo).
Dal 2004 al 30/12/2012 la performance dell'oro è stata migliore di quella del paniere dei 30 maggiori titoli azionari americani, anche senza considerare il fatto che i titoli peggiori vengono tolti dal paniere e sostituiti da quelli di aziende più promettenti. 

Se poi ci focalizziamo sul 2008 dovremmo parlare anche di volatilità e sicurezza degli investimenti ...

il finale di partita

fine anno, tempo di bilanci e previsioni


Lo scorso giugno 2012 l'analista Raoul Paul ha fatto rabbrividire i mercati finanziari con la sua presentazione più terrificante di sempre, preannunciandoun completo crollo sistemico del sistema finanziorio nel giro di 6-9 mesi.
Possiamo ancora considerare imminente il cosiddetto "grande reset" del sistema?

"Il mondo non ha più un motore di crescita e la maggior parte dei paesi del G20 si sta avvicinando contemporaneamente alla velocità di stallo. Il mondo occidentale sta per entrare nella sua seconda recessione all'interno di una depressione in corso". 

Riguardo la tempistica Paul afferma:
‘tra il 2012 e il 2013 assistemremo al finale di partita.  Ci rimangono circa 6 mesi … Dovete supporre che niente e nessuno è al sicuro. Mettetevi in testa gli elmentti e nascondetevi finché non riemerge un nuovo sistema".

Riguardo gli aspetti del collasso:
"Un collasso bancario globale e fallimenti diffusi porteranno al più grande shock economico che il mondo abbia mai visto. Niente più finanziamenti per i commerci e per i trasporti, nessun finanziamento per gli agricoltori, niente più leasing,  nessun mercato obbligazionario, niente di niente ..."

Documento completo consultabile online:

The End Game



argento fisico acquistato 50 volte più dell'oro

Eric Sprott

Ci sono alcune cose difficili da capire anche per gli esperti del settore. Una di queste è che, storicamente, il rapporto della disponibilità tra la quantità di argento e di oro ha avuto sempre un’influenza diretta sul prezzo dei due metalli.
Attualmente il rapporto tra  argento e oro disponibili per gli investitori è all’incirca di 3 a 1.
E allora come mai gli investitori mettono in argento piuttosto che in oro molto di più di questo rapporto? Cos’è che sanno questi investitori “ben informati” e che li spinge a muoversi così? Diamo un’occhiata ai numeri e vediamo se è ora che tutti gli investitori si mettano a fare come disse una volta un uomo saggio, “follow the money”, segui il flusso dei soldi.

La media annuale di produzione di oro è di circa 80 milioni di once che insieme a circa 50 milioni di once di oro “riciclato” annualmente raggiunge un totale di 130 milioni di once disponibili ogni anno. Se guardiamo invece l’argento scopriamo che la produzione annuale mondiale è di circa 750 milioni di once mentre l’argento riciclato è stimato in circa altre 250 milioni di once, quindi ci sono circa 1 miliardo di once disponibili all'anno per gli investimenti.

Con questi semplici conti notiamo subito come ci sono circa otto once d’argento per ogni oncia d’oro disponibili. Non tutto l’oro e l’argento sono però disponibili per gli investitori perché quote importanti vengono assorbite dagli usi industriali dei due metalli. È stato stimato che per gli scopi di investimento (gioielleria, lingotti, monete di stato) l’oro disponibile è di circa 130 milioni di once contro 350 milioni di once d’argento.  Eccoci quindi al rapporto di cui parlavamo all’inizio, la disponibilità per investimento di oro e argento è di 350/120 e quindi di circa 3 a 1.

Esaminiamo ora come gli investitori hanno recentemente allocato i loro investimento fra oro e argento. I dati qui sotto vengono dalla Zecca di Stato degli Stati Uniti, e mostrano le vendite di oro e argento, per anno, in once:
 

Source: US Mint (www.usmint.gov)

Come potete vedere gli investitori scelgono di comprare argento piuttosto che oro con un rapporto ben superiore a quello delle disponibilità per investimento. E questa tendenza mostra anche di non rallentare, anzi, aumenta di anno in anno. Il rapporto dell’argento fisico venduto rispetto all’oro fisico è sia in crescita che straordinariamente più alta della ratio delle disponibilità di 3 a 1. Siamo arrivati a 45 a 1 quest’anno, sinora (20 dicembre).

Possiamo usare anche altri dati, come per esempio quelli delle recenti emissioni dei Trust Sprott Physical Gold e Sprott Phisical Silver. L’ultimo Gold Trust emesso a settembre 2012 ha raccolto 393 milioni di dollari mentre l’ultimo Silver Trust ne ha tirati su 310. Basandosi sui prezzi dei due metalli abbiamo potuto comperare 213mila once d’oro e 9,1 milioni di once d’argento. Questi numeri ci indicano un rapporto di 43 a 1.

Se guardiamo ai fondi  ETF di oro e argento notiamo che nel periodo 2007-2012 l’aumento delle loro riserve diargento ha raggiuntole 12mila tonnellate contro le 1.200 tonnellate d’oro, quindi anche negli ETF gli investitori hanno comprato dieci volte più argento che oro.

Abbiamo fin qui esaminato solo tre serie di dati ma ci sono molti altri indicatori che mostrano come la domanda di argento per investimento supera di molto  la disponibilità. La nostra domanda preferita ai rivenditori di metallo puro (o quasi) per scopi di investimento è: "quanto argento avete venduto rispetto all’oro, in termini di dollari?". La risposta tipica è che a livello di dollari siamo circa testa a testa, il che significa che in termini di massa siamo sui 50 a 1 o anche di più.

Sul sito Mineweb è stato scritto di recente che le vendite d’argento brillano più di quelle di oro in India. Un grossista di metalli preziosi affermava: “gli investitori e gli amanti dei gioielli preferiscono l’argento di questi tempi”. Essendo il più grosso importatore di oro al mondo sarebbe quasi impossibile per l’India comprare anche un’equivalente quantità d’argento in termini di valuta fiat, ci vorrebbero più di un miliardo di once d’argento e cioè più di tutta la produzione mondiale annuale attuale.

Seppure le due ultime cose che abbiamo indicato sono generiche, non numeriche o certe, lo sono invece i primi tre fatti che abbiamo citato e cioè le statistiche della zecca USA, i numeri degli ETF e dei nostri Physical Trust. Questi sono numeri incontrovertibili.

Per ora il prezzo dell’argento è deciso essenzialmente nel mercato di carta dove mediamente, al COMEX, in ogni giorno di contrattazioni vengono scambiati contratti per circa 300 milioni di once. Cifre pazzesche considerando che mediamente vengono estratte ogni giorno dalla crosta terrestre circa 2 milioni di once solamente.
Come ha avuto modo di dire Bart Clinton, Commissario della Commodity Futures Trading Commission,  il 26 ottobre 2010: “credo che ci siano stati ripetuti tentativi di influenzare i prezzi nel mercato dell’argento. Ci sono stati sforzi fraudolenti per influenzare e controllare il prezzo. Basandomi su quello che mi è stato detto e ripetuto in documenti pubblici e disponibili credo che si siano verificate violazioni del Commodity Exchange Act nel mercato dell’argento e tutte le violazioni di legge come queste dovrebbero essere perseguite.”

Torniamo così alla frase “Follow the money”. Per come la vediamo noi è quasi inconcepibile che gli investitori  mettano tanti dollari in argento quanti ne mettono in oro, ma questo è quello che mostrano i dati.

Il mercato dell’investimento in argento è molto piccolo. Mentre il valore in dollari dell’oro, in tutto il mondo, si avvicina ai 9 trilioni, il valore dell’argento, sotto forma di gioielleria, monete, lingotti e argenteria è stimato in soli 150 miliardi circa (5 miliardi di once a 30 dollari l’oncia). In termini di dollari abbiamo quindi un rapporto di 60 a 1. 

Per quanto tempo gli investitori possono continuare a comprare argento a questi prezzi quando la disponibilità è di solo 3 a 1 rispetto all’oro?
S
iamo sorpresi che il prezzo dell’argento sia rimasto a livelli così depressi rispetto all’oro. Storicamente la ratio fra oro e argento è stata di 15 a 1 o 16 a 1, quando entrambi erano denaro corrente. Oggi il rapporto tra di loro è di 55 a 1. 


In conclusione, cosa ci dicono questi numeri? Crediamo che questo sia uno di quei momenti storici in cui gli investitori più furbi saranno ben ripagati dall’aver “seguito i soldi”.



fonte: sprottasset.com

giovedì 27 dicembre 2012

mosse di fine anno nel mercato dell'oro


Jim Sinclair sul mercato dell'oro avvicinandosi al 2013

1.  L'oro non è caduto per forza di gravità. E' stato spinto in giù. 
2. Questa caduta dei prezzi ha seguito un modello già visto in passato. Ci sono state offerte di vendita ad alta velocità e con alti volumi durante fasi di mercato poco liquide.
3. Questo modello è il segno distintivo di mani forti che cercano un prezzo più basso per acquistare oro.

4. Il limite di questa strategia è duplice. Primo, quando il mercato a pronti risponde solo parzialmente alla discesa dei prezzi del mercato elettronico significa che la mossa avrà breve durata e che chi ha aperto posizioni speculative al ribasso è pronto a chiuderle dopo pochi giorni. Secondo: stiamo avvicinandoci ai prezzi che piacciano agli investitori che intendono comperare metallo fisico per il lungo termine, principalmente cinesi.  
5. Stanno comparendo i primi segnali che la lunga guerra condotta da Stati Uniti e Gran Bretagna contro l'euro è stata persa. L'euro sembra avere iniziato un processo di rinascita, contro ogni previsione, come dimostra il crescente interesse delle banche centrali di tenere euro come parte delle loro riserve valutarie.
6. Eurolandia e tutti i paesi del gruppo BRIC sono stati acquirenti di oro, non per motivi emotivi, ma in base a calcoli su eventi che devono ancora accadere.
7. Vi assicuro che l'oro sta tornando nel sistema monetario e costituirà una parte importante del nuovo paniere di valute di riferimento per gli scambi internazionali.
8. Dal momento che nella scienza monetaria le fasi di costruzione devono essere precedute da fasi di distruzione, prevedeo che assisteremo a breve a un'esplosione di volatilità dell'oro che sarà significativamente più violenta di quanto avevo anticipato. 
9. Confermo la previsione di prezzi dell'oro attratti dalla quota di 2111 dollari/oncia, per poi galleggiare a circa 4000 dollari/oncia.
10. Ho già visto in passato queste manovre per abbassare il prezzo dell'oro. 
11. Poco prima della mossa importante in oro negli anni '70  i prezzi dell'oro sono aumentati di più nel più breve periodo di tempo. 
12. L'andamento del prezzo dell'oro non è adatto a speculazioni per un breve periodo perché i protagonisti del suo mercato devono avere tasche profonde come solo i governi possono avere. 

Ho il sospetto che la battaglia per la sopravvivenza dell'euro potrebbe presto essere invertita nella battaglia per la soprazzivenza del dollaro. Negli ultimi anni i maggiori acquirenti di oro sono state le banche centrali (e istituzioni finanziarie a esse collegate) di Eurolandia, Russia  e dei paesi Asiatici
I rapporti di forza sono cambiati. Abbiamo davanti a noi i segni sempre più evidenti dellìoffensiva da parte di questo nuovo triumvirato.
Credo che questa sia la grossa fase di transizione in atto. I protagonisti dell'operazione rappresentano interessi enormi, che non badano a facili profitti sul breve termine ma vogliono arrivare a possedere quanto più oro possibile per la fase di mercato che ci sarà tra il 2015 e il 2017

Conclusione: Non è stato raggiunto alcun massimo delle quotazioni dell'oro. I prezzi andranno molto più in alto di quanto non abbia anticipato in passato. La lunga guerra in corso tra le varie valute sta modificandosi, con il dollaro sempre più a rischio. L'oro crescerà molto di valore mentre i soldi presi a prestito non potranno essere utilizzati senza incorrere in rischi sempre meno ragionevoli.
Tenete duro perché per ora siamo solo all'antipasto.
Cordiali saluti, 

Jim

fonte: jsmineset.com  

venerdì 21 dicembre 2012

Morgan Stanley dietro il raid contro l'oro

Oro in forte correzione, ecco perché potrebbe diventare una opportunità di acquisto

Un’operazione di grande dimensioni ( e Paulson) ha condizionato il mercato


L’analisi intermarket di permette anche di capire alcune dinamiche che all’occhio del trader sfuggono.
A tutti sarà saltata all’occhio la correzione dell’oro. Per certi versi un’asset class che ha fatto attualmente un +132% in quattro anni ci può anche stare. Ma ci sono delle dinamiche che non mi quadrano.
Come è possibile che, con un annuncio di Bernanke di qualche settimana fa di un nuovo , chiamatelo QE3.1 oppure QE4, dove il buon Ben ha alzato la posta fino a 85 miliardi di USD mensili, l’oro si indebolisce?
E soprattutto, come mai questo comportamento anomalo nei confronti del dollaro USA?
Fino a qualche tempo fa c’era correlazione tra dollaro e oro, oggi invece hanno preso proprio strade opposte. Dollaro molto debole, visto anche il risk on di fine anno e…stranamente oro altrettanto debole…. E’ normale?
Discorso molto simile se paragoniamo l’oro anche ad altre asset class. Qualcosa non torna. Ma ecco che forse iniziamo a capire:
Morgan Stanley avrebbe liquidato delle pesantissime quote di questo fondo gestito da Paulson dove l’oro era un’asset class non importante, ma determinante. E quindi, automaticamente, è stato necessario vendere tante quote dell’ETF SPDR Gold Trust, il più grande ETF detentore di oro al mondo, che ha fatto scendere considerevolmente il prezzo.
Quindi, si tratta di una liquidazione che va oltre le logiche di mercato intermarket. A casa mia questa si chiama . Poi per il resto nessuno conosce il futuro….
D.T.


articolo completo su: intermarket & more

giovedì 20 dicembre 2012

solita discesa pre-natalizia

i crolli pre-natalizi di 2012 e 2011

In assenza di notizie e di cambiamenti nei fondamentali che influenzano domanda e offerta, negli ultimi tre giorni le quotazioni dell'argento hanno subito una flessione del 7,5%, il maggior ribasso da oltre un anno.
Se rimane su questi livelli, l'argento concluderà l'anno con un deludente risultato di invariato.
Stiamo assistenzo a grosse liquidazioni di posizioni speculative (di carta) non solo nei metalli preziosi ma anche nel rame. 
Nei due grafici sopra si può notare la similitudine dei movimenti di prezzi nel periodo pre-natalizio del 2011 e di quest'anno  (la linea arancio indica l'oro, quella grigia indica l'argento).

Le banche centrali, a partire da quella cinese, stanno continuando a comperare oro fisico, le stamperie di banconote lavorano a pieno ritmo, l'indebitamento e le sofferenze bancarie crescono ovunque. Chi sta vendendo massiciamente oggi  sta chiaramente facendolo senza badare ai prezzi e ai fondamentali.
Come avevo ricordato nel post precedente, le grosse banche sono piene di liquidità creata dai loro amici delle banche centrali e nel breve termine possono fare con successo ogni genere di manovra speculativa, anche quelle senza senso.
I più cinici potrebbero anche pensare che la zecca degli USA abbia intenzionalmente bloccato le vendite di monete Silver Eagle per evitare di dover soddisfare le richieste dei tanti investitori che chiudono le loro posizioni di argento "cartaceo" per acquistare a prezzi vantaggiosi il metallo fisico.
 



mercoledì 19 dicembre 2012

i prezzi non possono crollare

La speculazione può fare il bello e il cattivo tempo con i prezzi. Nel caso dei metalli preziosi, come di altre "commodities", i prezzi di mercato non possono tuttavia scendere sotto i prezzi di produzione, se non per brevi periodi.

Una delle cause della recente discesa dei prezzi di oro e argento è dovuta a voci infondate su presunte eccedenze di produzione e diminuzione dei costi di estrazione dei minerali.

Cerchiamo di analizzare le cifre ufficiali.
Ecco i risultati del terzo trimestre 2012 delle cinque maggiori aziende minerarie che estraggono oro:

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Confrontando i risultati con quelli di un anno prima, è evidente un calo del 33% dei margini di profitto delle miniere, che scendono dal 27 al 18%.
Se le quotazioni dell'oro in borsa scenderanno di un ulteriore 20% le miniere dovranno quindi scegliere tra produrre in perdita o fermare la produzione.

Nel caso dell'argento, i margini di manovra delle miniere sono ancora più ridotti.
Nella tabella sottostante ci sono i risultati ufficiali del terzo trimestre 2012 delle dieci maggiori aziende minerarie che estraggono argento:


Nell'ultimo anno i margini di profitto delle miniere di argento sono peggiorati del 76% , con un calo dal 25% del 2011 al misero 6% del terzo trimestre 2012.
Per ogni oncia di argento puro estratto, il guadagno medio delle 10 principali aziende mineriarie è crollato da 12,06 dollari a solo 2,53 dollari/oncia.
Se il prezzo di mercato dell'argento dovesse scendere sotto i 27 dollari/oncia, a parità di costi di estrazione, le miniere sarebbero costrette a operare in perdita.
Secondo la maggior parte degli esperti del settore, inoltre, nei prossimi anni assisteremo a un aumento dei costi di estrazione, sia per l'aumento del costo del gasolio (necessario a escavatori e macchinari vari) sia per la necessità di scavare più in profondità.
Ricordo infine che, nel caso dell'argento, la maggior parte della produzione viene assorbita per usi industriali e non può quindi essere rimessa in vendita sul mercato.

aggiornamento di giugno 2014





martedì 18 dicembre 2012

esaurite le Silver Eagle 2012


La zecca degli Stati Uniti ha comunicato ufficialmente di aver già venduto tutte le monete "Silver Eagle" disponibili.
Non sarà quindi più possibile ottenere da loro monete con l'anno 2012.
Dopo il 7 gennaio si potranno acquistare monete del 2013.
Dal sito ufficiale della U.S. Mint risulta che nel mese corrente di dicembre sono state vendute 1.403.000 monete Silver Eagle, contenenti esattamente un'oncia di argento puro.
Dall'inizio dell'anno la zecca ne ha vendute 33.510.500.

la Francia peggio della Grecia

.

L'attore francese Gerard Depardieu ha lasciato la Francia ed è stato pubblicamente ridicolizzato per non aver voluto cedere oltre il 75% della sua ricchezza. Gerard è chiaramente incazzato  e ha risposto al fuoco inviando una lettera aperta al primo ministro. Egli scrive che ha pagato 145 milioni di euro di tasse in 45 anni e che in  Belgio non c'è quella pazzesca tassa del 75% per chi ha redditi superiori al milione di euro.
La Francia è quella nazione che impedisce le compravendite di oro in contanti. Sembra che lo stato francese pensi di poter avere un futuro ignorando ogni regola di buon senso.
Ci viene in mente la città tedesca di Mainz (Magonza) che fece fuggire tutti coloro che sostenevano l'economia, ritrovandosi solo con una massa di mendicanti.
Nel 1448, quando la città fallì, i creditori prima la saccheggiarono, poi la rasero al suolo.

Il disperato bisogno di denaro da parte dei governi sta distruggendo l'economia mondiale. Coloro che sostengono che i governi riusciranno a cavarsela dal debito eccessivo semplicemente stampando soldi e provocando una iperinflazione non conoscono la storia. Questi politici ruberanno ogni cosa pur di restare aggrappati al potere. E' innutile tentare di ragionare con loro. Il 2013 sta per iniziare sotto brutti auspic. Che ci crediate o no, la Grecia è sta gà crollando e sembra che offrirà presto ottime prospettive per fare acquisti, la Francia - invece - sarà un ottimo affare per chi vorrà speculare al ribasso.
 
Martin Armstrong

fonte: armstrongeconomics.com
 

venerdì 14 dicembre 2012

crescita esponenziale dal 1999



Il debito pubblico italiano ha appena sfondato la barriera dei 2mila miliardi di euro.
Secondo Bankitalia lo scorso ottobre il debito si era attestato a 2014 miliardi.
Nel grafico è evidente una linea di tendenza che è ormai ancora più ripida della crescita esponenziale.

la rischiosa mossa della Fed


Quanto sta rischiando la Fed con la sua ultima mossa?
L’annuncio di martedì scorso da parte della Federal Reserve finirà nei libri di storia, almeno in quelli che si occupano di banche centrali e di politica monetaria. Segna la più grande rivoluzione nell’attivismo, nel coinvolgimento e nelle aspirazioni di una banca centrale. È allo stesso tempo una mossa rischiosa, che porta l’istituzione più in profondità in un territorio sperimentale e politico.

La Fed ha fatto due passi mercoledì scorso, uno atteso e l’altro no. In primis ha aggiunto un’enorme quantità di denaro al suo previsto piano di acquisto dei titoli di stato sul mercato, che raddoppierà e raggiungerà quota mille miliardi di dollari nel 2013. Secondo, la Fed è passata a fissare obiettivi “quantitativi” (disoccupazione e inflazione) di politica monetaria, e lo ha fatto molto prima del previsto, data la complessità teorica e pratica dell’operazione. Questo ulteriore balzo in una politica monetaria sconosciuta è stato motivato dal prolungata delusione per quanto riguarda fiacca crescita e dalla preoccupazione relativa al crescente tasso di disoccupazione, che sta diventando un elemento strutturale dell’economia.
È altrettanto ovvio che la paralisi politica potrebbe portare gli U.S.A. a un’altra recessione. L’accelerazione nell’implementazione della politica monetaria potrebbe riflettare il desiderio della Fed di assicurarsi una polizza assicurativa aggiuntiva.

La Fed sta facendo di tutto nel suo tentativo di supportare artificialmente i prezzi per stimolare gli investitori a prendersi maggiori rischi. La brutta notizia è che l’istituzione, con i suoi strumenti imperfetti in una mano, e nell’altra la totale assenza degli altri enti federali, potrebbe portare un peso insostenibile.
Primo, come ha riconosciuto Bernanke, gli esiti dell’inconsueto attivismo della Fed non sono né prevedibili né a costo zero. A benefici attesi incerti si accompagna un crescente rischio di danni collaterali e di conseguenze non volute. E il delicato bilancio diventa meno favorevole ogni volta che la Fed sente di dover agire ancora perché le mosse precedenti non hanno avuto risultati sufficienti.
Secondo, il progressivo coinvolgimento della Fed è fondamentalmente incoerente con il funzionamento appropriato dell’economia di mercato. Con una quota di mercato che alla fine del 2013 oscillerà tra il 30 e il 45%, a seconda dei titoli, la Fed è pesantemente coinvolta sia come giocatore che come arbitro. E dunque distorce il suo funzionamento, il processo di formazione del prezzo e l’allocazione del capitale. Terzo, tutto questo minaccia la credibilità istituzionale e la legittimità della Fed, oltre a esporla a un’enorme interferenza politica e irritare gli amici e gli alleati dell’America.

Se volesse ulteriormente arrischiarsi a usare metodi sperimentali la banca centrale sarebbe troppo sovraccarica per riuscire a produrre un risultato economico duraturo e sostenibile. La cosa migliore che può fare è prendere tempo per i nostri politici, incapaci di trovare un accordo lungimirante.

Lasciateci sperare che la nuova finestra dell Fed sarà usata bene da Washington, e che il Congresso finalmente si assumerà le sue responsabilità nella gestione economica del Paese. Se tutto questo non dovesse accadere, l’economia potrebbe ritrovarsi peggio di prima: non riuscendo a generare un’elevata crescita, non creando posti di lavoro, ulteriormente colpita dalle distorsioni del mercato e dall’allocazione inefficiente dei capitali e avendo danneggiato la credibilità, la legittimità e l’efficienza della Fed.



Mohamed El-Erian
(amministratore delegato di Pimco, il principale fondo obbligazionario del mondo)


articolo completo su: finance.fortune.cnn.com  

mercoledì 12 dicembre 2012

intervista dal souk nel Dubai



Intervista nel Sharjah Gold Souk nell'emirato del Dubai

Peter Cooper della rivista ArabianMoney ha intervistato diversi traders arabi: la maggior parte di loro si aspetta un aumento del prezzo dell'argento del 30%  nel corso del 2013.
Non tutti sono sicuri che l'argento romperà la barriera dei 50 dollari all'oncia (prezzo già raggiunto nel 1980) ponendo fine a 32 anni di soppressione dei prezzi di mercato dell'argento.
Peter ci ricorda che nessun altro bene durevole viene venduto a prezzi più bassi rispetto a 30 anni fa.
"Questa è la decade dell'argento e ci sarà sicuramente un'esplosione dei prezzi entro il 2020"

fonte: ArabianMoney.net

martedì 11 dicembre 2012

le banche fortemente al ribasso sull'argento

Il primo grafico mostra le posizioni al ribasso aperte dalle banche americane nel mercato dell'argento. Nonostante i prezzi del metallo siano scesi notevolmente dai massimi dell'anno 2011, il numero di contratti al ribasso è molto più alto di quanto ci si potrebbe aspettare.
Le posizioni al rialzo sono scese a 625 contratti mentre quelle al ribasso sono salite a  40.198, quindi le tre banche che hanno riportato le loro posizioni settimana scorsa si sono impegnate a vendere oltre 200 milioni di once di argento, che corrispondono al doppio della produzione annuale di metallo una volta tolta la quantità che viene consumata per usi industriali.


Silver: US bank net shorts

Il secondo grafico mostra le posizioni al ribasso aperte da banche non americane. Queste banche hanno diminuito notevolmente la loro esposizione al ribasso nel mercato dell'oro ma hanno ulteriormente aumentato le loro posizioni al ribasso sull'argento durante il rialzo dei prezzi da agosto a ottobre. Si trovano quindi con posizioni mediamente in perdita per un totale di 290 milioni di once di argento. L'anno scorso, invece, erano esposte con solo 120 milioni di once durante la fase di forte ribasso (dove avranno realizzato buoni guadagni).

Silver: Non-US Banks Net Shorts
Conclusione
Non esiste fisicamente l'argento necessario a coprire queste enormi posizioni al ribasso aperte dalle banche. Basterà quindi un leggero aumento degli acquisti per mettere in crisi questo mercato.
Nel caso dell'oro ci sono le banche centrali pronte a intervenire con la vendita delle loro riserve in caso di penuria di metallo nei mercati. Nel caso dell'argento, invece, per quanto ci risulta, le riserve strategiche di metallo accumalate nei decenni scorsi sono ormai esaurite. Sarà quindi difficile per le banche riuscire a chiudere in profitto queste enormi posizioni al ribasso.
Dallo scorso 4 dicembre, ci sono stati tre tentativi di far crollare i prezzi per ridurre poter queste posizioni al ribasso ma ogni volta il livello di prezzi a 32,60 dollari/oncia ha resistito agli attacchi.

Possiamo quindi supporre che ci sono grossi compratori pronti ad acquistare argento a ogni discesa delle quotazioni. Questi movimenti dei prezzi, inoltre, possono indicare una scarsità di metallo fisico disponibile in mercati importanti come quello di Londra. 

Se questa tendenza continua, verrà presto un giorno in cui il mercato del NYMEX dovrà dichiarare "forza maggiore" per evitare di consegnare il metallo fisico richiesto dai compratori. Le conseguenze di un tale gesto estremo saranno destabilizzanti non solo per il prezzo e la domanda di argento ma anche per il mercato dell'oro. 
Dobbiamo quindi aggiungere il caos nei mercati dei metalli preziosi all'elenco di rischi sistemici cui rischiamo di assistere nel nuovo anno.



fase di accumulazione per l'argento

clicca per ingrandire
Come ben visibile nel grafico dei prezzi dell'argento (in dollari/oncia), il canale ribassista formatosi da marzo 2011 è stato rotto al rialzo lo scorso settembre 2012.
In questo grafico con barre settimanali  è evidente la fase di accumulazione avvenuta quest'estate.
Si è lentamente formata una solida base al livello dei 30 dollari/oncia. In ottobre l'argento aveva toccato i 35 dollari, per poi ritracciare leggermente. Ora è pronto a raggiungere le prossime resistenze, nell'area di prezzi tra 36 e 37,5 dollari/oncia.
Una volta rotto quella resistenza, prevedo una forte accelerazione che porterà i prezzi verso i 70 dollari/oncia nel giro di due o tre mesi.

James Turk

fonte: kingworldnews.com




sabato 8 dicembre 2012

necessario il ritorno alla moneta vera


2013 e oltre 

di Gerardo Coco

Stiamo attraversando una delle crisi più profonde della Storia. Neppure nel corso delle due guerre mondiali il debito dei paesi industrializzati aveva raggiunto una dimensione così elevata come l’attuale e tale da impedirne lo sviluppo. Tuttavia, i governi degli USA, Europa e Giappone mirando al mantenimento dello status quo trasferiscono il costo dei debiti alle loro economie sottraendole le risorse per superare la recessione. I bassi tassi di interesse incoraggiano ulteriore debito mentre continui stimoli monetari deprezzano le valute. All’orizzonte si profila un collasso generale. Si tratterebbe solo di indovinarne la forma e l’epicentro. Si è già raggiunto il punto di non ritorno o lo si può ancora evitare? Una prognosi sul futuro richiede prima di tutto un approfondimento dell’interazione tra inflazione e deflazione, le due forze opposte che oggi si scontrano sulla scena del dramma economico.
(...)

La scena del dramma
A partire dal 2008 la base monetaria dei paesi sviluppati è aumentata in proporzione al debito e in sproporzione alle economie ma l’inflazione è rimasta confinata al settore finanziario.
Affinché si manifesti nell’economia reale occorre che il denaro venga effettivamente speso.
Finora il credito è stato erogato solo ai sistemi bancari per risanarne le perdite e permettere ai governi nuova spesa. L’inflazione quindi è rimasta contenuta. D’altra parte poiché rimane superiore ai tassi di interesse nominali, i tassi reali risultano negativi incentivando l’indebitamento. Ma in termini economici, la soppressione dei tassi comporta una valutazione dei beni futuri minore di quella dei beni presenti e ciò significa dilapidazione del presente rispetto al futuro. Significa quindi arresto del processo di accumulazione e decadenza industriale. Proprio quello che accade negli USA, Europa e Giappone.
(...) I fallimenti a catena, la diminuzione della produzione, del reddito e della spesa aggregata e il processo generale di liquidazione per ripagare i debiti ha provocato il calo del livello dei prezzi e quindi una contrazione monetaria. Per compensarla le banche centrali acquistano debito dai governi in cambio di liquidità: se anche i governi non spendessero, la totalità dei mezzi di pagamento crollerebbe portando alla depressione. Tuttavia, la continua monetizzazione non è una cura perché mantiene l’economia nell’occhio del ciclone. Ma non può restarci in eterno. Per cui, delle due l’una: o l’economia sprofonderà nel buco nero della depressione o sarà spinta nel vortice inflazionistico. Tertium non datur. In regime di debito crescente e tassi a zero o al di sotto, lo sviluppo non è un opzione, è un’impossibilità.
(...)

Il baratro valutario
La coesistenza di inflazione e deflazione è implicita nel sistema monetario attuale dove le monete sono funzione del debito. Se le monete rappresentano una passività non è logicamente possibile che, a livello economico complessivo, possano estinguere altre passività. Per cui, allo stato attuale il debito è indomabile. Se il valore delle monete dipende dal valore del debito quest’ultimo ha un valore che dipende dalla solvibilità del debitore. Ma chi la garantisce? La garantisce l’economia reale soggetta a prelievo fiscale forzoso. Se l’economia, crescendo, garantisce un buon prelievo fiscale la domanda di debito sale insieme a quella della moneta in cui è denominato. Ma un’economia in recessione mettendone in questione la solvibilità ne fa calare la domanda. Per stimolarla occorre offrire agli investitori tassi più alti che farebbero aumentare il costo del debito, per cui le banche centrali lo mantengono basso  assorbendo tutta l’offerta di debito. Il suo valore nominale sale di nuovo ma quello reale scende perché la sua grandezza cresce più velocemente rispetto al calo del PIL, segnalando nuovo rischio di insolvenza e inflazione. Queste fluttuazioni monetarie continue provocano le scosse che preludono al collasso. Questo non è mai un processo lineare ma ondulatorio e si sviluppa nel corso degli anni per erompere all’improvviso senza preavviso. Segue la legge fisica della risonanza: continui stimoli monetari provocano oscillazioni nei valori sempre più forti fino a far crollare l’intera struttura economica.
Infatti, il rischio di detenere attività finanziarie, che non sono altro che passività di terzi, potrebbe diventare così elevato da indurre gli investitori a sbarazzarsene definitivamente facendole precipitare al valore intrinseco: lo zero.
A quel punto i tassi di interesse andrebbero alle stelle facendo crollare definitivamente il castello di carta del debito. L’aggregato monetario collasserebbe provocando il buco nero della depressione. Le banche centrali per impedirla dovrebbero irrorare il sistema economico di liquidità che comincerebbe a far lievitare i prezzi. La speculazione, allora, ne amplificherebbe l’aumento dirigendosi verso tutto ciò mantiene il potere d’acquisto e non è soggetto a default, in particolare le materie prime, il cui valore schizzerebbe rispetto alle monete già deprezzate sia dai deficit fiscali che dalle svalutazioni competitive per ridurre i deficit commerciali.
Non si può quindi escludere che un deprezzamento valutario estremo possa provocare iperinflazione spingendo il costo di tutte le cose a livelli stratosferici.

(...)
Si obietta che, oggi, a differenza del passato, questo scenario estremo può essere evitato grazie all’ingegneria finanziaria e al maggior coordinamento delle banche centrali. Ma è illusorio che le stesse azioni foriere di catastrofi possano prevenirle. L’unico potere che hanno è di ritardarne gli effetti rendendoli più devastanti.

Prevenire il collasso
Non è possibile predire se il crollo del debito avvenga prima per depressione o per iperinflazione o per il loro concorso nella forma di depressione inflazionistica. L’esito dipende anche dalla situazione geopolitica. La prospettiva di un’estensione di un conflitto in qualsiasi parte del globo favorirebbe l’olocausto valutario con l’annullamento d’ufficio dei debiti.
Quale sarebbe la prima area a soccombere? L’eurozona è l’area più fragile politicamente ed economicamente. A differenza del dollaro che serve ad acquistare il petrolio che ne sostiene la domanda, la moneta unica non ha sostegni. Non può neppure contare, come nel caso del Giappone, su quel surplus commerciale che impedisce ancora la svalutazione dello yen. Poiché le politiche di austerità la stanno avviando alla depressione è difficile che l’eurozona possa diventare l’epicentro di un processo di  iperinflazione. Gli USA, al contrario, dove la politica di crescita si accompagna a una monetizzazione folle,  potrebbero diventarlo. Ma il collasso della valuta di riserva trascinerebbe con sé tutte le altre valute.

L’inflazione è una forza incontrollabile e irreversibile. La deflazione, invece, può essere controllata evitando il baratro valutario. Essa è la purga che l’organismo economico deve subire per espellere i veleni accumulati in precedenza con l’inflazione. Una deflazione controllata prelude ad una ripresa autentica perché riallinea tutti i valori alla realtà economica, l’aggregato monetario si riduce, i tassi di interesse calano in modo naturale, il livello del debito diventa sostenibile e la rivalutazione dell’unità monetaria è proprio l’antidoto alla depressione. Infatti, quando la quantità di moneta tende a essere misurata in termini di potere d’acquisto corrisponde a maggior denaro e quindi a maggiore liquidità disponibile. Si osservi, qui, la differenza tra il sistema monetario attuale e quello aureo.  
A seguito di un default il denaro svanisce letteralmente; la moneta vera, l’oro, non scompare mai: una volta in circolazione vi rimane e non viene annullata dai default.  
 Per questo motivo stabilizza anche i tassi di interesse. (E’ errata pertanto la critica che gli si rivolge di provocare la depressione, al contrario la evita).
L’unico modo di evitare un eventuale collasso è quindi pianificare la deflazione senza farla degenerare in depressione. Questo processo richiederebbe tre azioni simultanee. Primo: l’intervento per rinegoziare, condonare o compensare i debiti reciproci fra le nazioni. La politica deve riconoscere che i debiti nella loro attuale dimensione non potranno mai essere ripagati e pertanto finirebbero per essere eliminati solo da default violenti portando alla depressione. Secondo: è necessario deflazionare la spesa di governi e abbassare la pressione fiscale almeno nella stessa misura della riduzione della spesa. Terzo: le banche dovrebbero svalutare tutti i crediti inesigibili iscritti in bilancio a valori fittizi. Senza questa pulizia non saranno mai in grado di operare normalmente, finanziare l’attività industriale e attirare capitale. Il riconoscimento dell’entità reale delle perdite è il presupposto per la ricostruzione finanziaria del sistema bancario che, per essere in grado di erogare di nuovo il credito, deve prima riceverlo. Nessun investitore è infatti disposto ad impiegare fondi nelle banche per ripianarne le perdite. Il processo di ristrutturazione darebbe un segnale forte al mercato che, in presenza di valori reali, ritroverebbe la fiducia per reinvestire nelle attività produttive. L’unità monetaria si apprezzerebbe rivalutando i risparmi e tramutandoli in capitali per finanziare le economie. Naturalmente i problemi non sarebbero finiti, perché finché il denaro sarà basato sul debito sarà anche soggetto ad abusi e le crisi si ripeterebbero.
Allora il processo di raggiustamento dovrebbe contemplare il ritorno alla moneta vera, quella che, non rappresentando il debito di nessuno, è immune da default: l’oro.
Prima di essere rimonetizzato dovrebbe essere utilizzato per la ricapitalizzazione del sistema bancario, condizione per ristabilire la solvibilità di quello economico.
Purtroppo i governi, opponendosi come sempre a tali ristrutturazioni continueranno a inflazionare illimitatamente le monete per mantenere l’illusione dello sviluppo e preservare la propria esistenza. Eppure basterebbe che consultassero la storia per sapere come andrà a finire.



fonte: chicago-blog.it



il forziere di oro della Bank of England



Ascoltate il brillante prof. Martyn Poliakoff.
"il valore dell'oro è molto stabile" (al netto dell'inflazione)

Non si capisce perché i funzionari della Banca di Inghilterra continuano a respingere le richieste della Bundesbank di fare un inventario dell loro oro fisico, con la scusa che "non c'è abbastanza spazio per riuscire a contare i lingotti".

venerdì 7 dicembre 2012

le banche centrali comprano oro


Come evidente nel grafico sopra, dal 2008 si è invertita la tendenza e le banche centrali hanno ripreso a comperare oro.
Se poi consideriamo che la banca centrale cinese sta comperandone molto di più di quanto dichiarato ...


giovedì 6 dicembre 2012

ancora intatto il canale rialzista

prezzi di un'oncia d'oro da luglio 2009

Nonostante i ribassi degli ultimi giorni, le quotazioni dell'oro in dollari rimangono all'interno del canale rialzista formatosi dall'estate del 2009.
Alla fine dell'estate del 2011 i prezzi si trovavano in situazione di iper-comprato, oggi sono invece in iper-venduto, quindi c'è da aspettarsi a breve una ripresa di rialzi corposi verso quotazioni oltre i 2mila dollari l'oncia.
Anche la scelta delle principali banche centrali di mantenere tassi di interesse molto bassi depone a favore di sempre maggiori investimenti nei metalli preziosi.




Deutsche Bank nasconde 10 mld di perdite



La notizia è di quelle bomba. Non solo perchè coinvolge la banca più importante d'Europa, per lo più tedesca - con la Germania che si comporta sempre da inappuntabile maestrina, pronta a rimettere in riga i paesi che non osservano le regole (sue soprattutto)-, ma perchè rivela l'intreccio di sporchi interessi, con il coinvolgimento delle autorità americane, SEC in primis. Facendo sorgere, ovviamente, il giustificato interrogativo: quanti altri casi del genere ci sono? Come sono messi, davvero, i conti delle altre banche europee?

A rivelare lo scandalo è il Financial Times, che riporta come Deutsche Bank abbia nascosto durante la crisi finanziaria ben 12 miliardi di dollari di perdite per evitare il salvataggio governativo. Tutto è saltato fuori grazie a tre ex dipendenti della banca, che hanno presentato un esposto alle autorità americane. Autorità che sono colpevoli almeno quanto Deutsche Bank. Si parla proprio della SEC. La persona responsabile di monitorare il rispetto delle regole di mercato presso la commissione, all'epoca, era infatti Robert Khuzami: che era anche numero uno della divisione legale di Deutsche Bank. Tutto questo mentre Deutsche Bank organizzava i propri trucchetti.

Secondo l'accusa dei banchieri, Deutsche Bank evitò accuratamente di registrare le perdite al valore "mark-to-market" delle perdite accusate durante il precedente periodo della crisi finanziaria, che colpì i mercati del credito nel periodo compreso tra il 2007 e il 2009.

Ovviamente, la banca ha già iniziato a difendersi, affermando che le accuse provengono "da persone che non sono a conoscenza, o non hanno nessuna responsabilità, riguardo a fatti e informazioni di rilievo". Ma i tre non hanno dubbi: il colosso ha volutamente truccato una posizione gigantesca che aveva sui derivati e, se non lo avesse fatto, avrebbe dovuto bussare alla porta del governo.

fonte: wallstreetitalia.com e FT.com

mercoledì 5 dicembre 2012

banche svizzere meno attraenti


Negli ultimi giorni sono uscite una serie di brutte notizie per gli stranieri con un conto corrente presso le banche svizzere.

Per la prima volta nella storia, Credit Suisse pagherà interessi negativi sui conti correnti in franchi intestati a chi risiede fuori dalla Svizzera.

La banca delle Poste Svizzere, Post Finance, è stata la prima di una serie di banche a introdurre per il 2013 un addebito di 5 franchi al mese sui conti correnti dei non residenti.

La notizia peggiore riguarda chi riteneva di aver messo al sicuro cifre importanti:

INTELLIGENCE: DOPO IL LUSSEMBURGO, LA SVIZZERA. IL SERVIZIO SEGRETO VIENE INFORMATO DALLA BANCA UBS CHE TUTTI I SEGRETI DELL’ANTITERRORISMO OCCIDENTALI SONO STATI TRAFUGATI DA UN DIPENDENTE INFEDELE

di Antonio de Martini

Può capitare a tutti di avere una pecora nera in famiglia, più raro che si venga informati dal lupo.
Il Servizio Segreto Federale svizzero è stato costretto ad informare la CIA americana ed l’Intelligence Service britannico MI 6 , che tutte le informazioni ” antiterrorismo ” condivise fino a quel momento erano state compromesse da un dipendente infedele del loro servizio tecnico.
Il dipendente, stufo di non essere valorizzato, aveva realizzato una sua personale rivolta e – avendo l’anzianità per accedere a tutte le procedure di computer dell ‘ NDB – si era copiato il copiabile e l’aveva messo sul mercato.
Si ignora se abbia avuto il tempo di mettere tutto o parte della sua singolare mercanzia a disposizione di acquirenti pubblici o privati.
Il sospetto, di cui non si conosce il nome, è stato arrestato la scorsa estate, attualmente è a piede libero e il caso è seguito dal Procuratore generale Michel Lauber e dal suo vice Carlo Bulletti.
La parte più umiliante della confessione del servizio svizzero è stata quando
hanno dovuto ammettere che non si sono accorti di nulla fino a che non sono stati informati dalla UBS ( Union de Banque Suisse) che un loro dipendente – nel solco della migliore tradizione spionistica – aveva chiesto l’apertura di un nuovo conto cifrato.
Per mantenere comunque la tradizione di riserbo che li caratterizza , agli svizzeri non è rimasto che rifiutarsi di fornire il nome del reo.

Spigoliamo qualche considerazione:
A) mentre Wikileaks aveva propagato una valanga di semi innocui telegrammi di diplomatici criticanti questo o quel capo di governo , questa falla nei segreti di stato riguarda le comunicazioni tra tre servizi segreti sul tema più scottante del momento;
B) finora gli acquirenti di segreti svizzeri ( e del Lichtenstein) sono stati i governi francesi e tedesco e si é trattato principalmente di elenchi nominativi di titolari di conti correnti per scoprire evasori fiscali dei rispettivi paesi. Gli Stati Uniti, come è noto hanno avuto gli stessi dati sui loro cittadini, ricorrendo alla coercizione e senza sborsare un centesimo;
C) l’Italia sembra essere l’unico paese disinteressato a conoscere i nomi dei propri cittadini con interessi economici nella vicina confederazione;
D) è di ieri la notizia , apparsa su ” Le Figaro” che la madre dell’ex premier socialista greco Margherita Papandreu avrebbe un conto di cinquecentocinquanta milioni di dollari giustappunto in Svizzera;
E) le informazioni segrete ” antiterrorismo” condivise tra la Svizzera e i servizi segreti inglese e americano sono , con tutta evidenza, di carattere economico-finanziario e riguardano i flussi di denaro di chiunque abbia un ruolo nel commercio internazionale ( se vediamo il post pubblicato ieri sul Lussemburgo, capiamo che anche quel ” safe heaven” non è più al riparo da occhi indiscreti);
F) la tecnica usata per trafugare l’intero archivio dell’NDB è stata semplice: il reo ( otto anni di anzianità di servizio) ha scaricato centinaia di terabites di dati su chiavette e se li è portati a casa senza problemi;
G) l’intera impalcatura dell’antiterrorismo sembra consistere nella sorveglianza angloamericana dei flussi bancari mondiali e quindi in un vantaggio commerciale “scorretto” rispetto ai protagonisti del commercio mondiale specie delle armi perché consente di sorvegliare il mercato internazionale delle tangenti che in questo mondo sono norma;
H) dopo la scoperta di questa sorgente di dati in libertà, ogni pubblica rivelazione di transazioni sporche o enormi conti correnti ( faccio un nome a caso: Putin) non potranno essere ascritte ai tre predetti governi, ma a un dipendente infedele di cui il governo svizzero non può fare il nome perché il segreto, in Svizzera, è una cosa seria.



.fonte: corrieredellacollera.com 

martedì 4 dicembre 2012

carta da macero



La maggior parte dei certificati azionari non vengono conservati direttamente dagli investitori, si trovano nel conto titoli delle varie banche. Negli USA la maggior parte dei certificati cartacei che provano l'effettivo possesso di una azione si trovano in deposito presso la Depository Trust & Clearing Corp. (DTCC).
CNN Money ha riferito che i forzieri della DTCC, contenenti migliaia di miliardi di dollari di certificati azionari, hanno subito le inondazioni provocate dall'uragano Sandy, e che  certificati azionari per un cotrovalore di migliaia di milioni di dollari e altri titoli finanziaria potrebbero essere rimasti danneggiati.

Non sarebbe stato meglio convertire il proprio patrimonio in metallo fisico?

Pare quindi che l'uragano Sandy sia riuscito a distruggere una buona fetta dei risparmi di milioni di cittadini americani.
Il rapporto della CNN parla di una cifra che potrebbe raggiungere i 36,5 trilioni di dollari:


"Trillions of dollars worth of stock certificates and other paper securities that were stored in a vault in lower Manhattan may have suffered water damage from Superstorm Sandy. The Depository Trust & Clearing Corp., an industry-run clearing house for Wall Street, said the contents of its vault “are likely damaged,” after its building at 55 Water Street “sustained significant water damage” from the storm that battered New York City’s financial district earlier this week. The vault contains certificates registered to Cede & Co., a subsidiary of DTCC, as well as “custody certificates” in sealed envelopes that belong to clients. The DTCC provides “custody and asset servicing” for more than 3.6 million securities worth an estimated $36.5 trillion, according to its website."


fonti: silverdoctors.com e cnn.com

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lunedì 3 dicembre 2012

le monete della zecca USA vanno a ruba

Vendite di Gold& Silver Eagles

Negli ultimi 30 giorni negli Stati Uniti c'è stato il maggior incremento di vendite di monete d'oro da parte della zecca (U.S. Mint).
Il grafico mostra l'andamento delle vendite di monete "Gold Eagle" (linea gialla) e "Silver Eagle" (linea grigia) da febbraio a novembre 2012.
Nel mese di ottobre sono state vendute Gold Eagles per 125 milioni di dollari, in novembre le vendite sono raddoppiate a 250 milioni di dollari.
A quanto pare sempre meno americani si fidano dei dollari di carta ...

descrizione da Wikipedia

domenica 2 dicembre 2012

tutto può cambiare di colpo, muoviti ora

Jeff Gundlach

Il miglior gestore di reddito fisso del mondo, Jeff Gundlach, è intervistato nella storia di copertina di Bloomberg dove dice che aspetta pazientemente che qualche paese vada a finire "Kaboom" e compra azioni..
Si aspetta che alcuni paesi e società molto indebitate diano default nel 2013 e dice questa settimana che "non credo che avrai un avvertimento in anticipo... devi muoverti e posizionarti ora.." (I don’t believe you’re going to get some sort of an early warning,” Gundlach, “You should be moving now.”). Gundlach sta comprando beni tangibili, diamanti, azioni cinesi sul fondo, produttori di gas naturale e titoli auriferi. Il fondo azionario di DoubleLine ha ora titoli cinesi come asset principale.

Se leggi l'ottima intervista a quello che è assieme a Ray Dalio il migliore investitore attuale la morale è che le opportunità di investimento al momento sono poche e che la liquidità creata dalle banche centrali ha spinto su tutto il reddito fisso ma tutto può cambiare di colpo ("...“You’re just going to build up pressure in the pressure cooker, and when it blows, the lid will blow sky-high, and that’s when you get to phase three,” Gundlach says...). Tra parentesi Gundlach è pessimista nell'immediato perchè non crede che ci sarà l'accordo sul "fiscal cliff" tra repubblicani e democratici di cui tutti parlano questa settimana e la cui imminenza ha fatto salire la borsa.


fonte: bloomberg.com


sabato 1 dicembre 2012

son solo capaci di stampare denaro

Jim Rogers


Il giornale indiano The Economic Times ha intervistato il famoso analista finanziario Jim Rogers sulle prospettive future dell’economia statunitense e mondiale a seguito della rielezione di Barack Obama.

Economic Times:  Ora che Barack Obama è stato rieletto presidente degli Stati Uniti. Qual è l’approccio che pensi assumerà sulla questione del cosiddetto fiscal cliff ?
Jim Rogers: Non credo che farà molta differenza. Sono sicuro che il rieletto Obama farà le stesse cose che stava facendo prima. Ha un Congresso e un Senato più o meno uguale a prima. Quindi farà le stesse cose. Stamperà più denaro, farà più deficit spending e più problemi per tutti noi. Bisognerebbe essere preoccupati, e io lo sono.

ET: Solo una veloce considerazione per le imprese americane, abbiamo letto un sacco di articoli che dicevano che vi sarebbe stata incertezza se Barack Obama fosse rimasto. Pertanto, la crescita dei posti di lavoro e delle imprese negli Stati Uniti non potrà salire e probabilmente scenderà con la sua riconferma. Qual’è il tuo punto di vista?
J R:  Assolutamente. Gli Stati Uniti avranno un rallentamento economico nel 2013-2014. Vedremo un aumento della disoccupazione e meno posti di lavoro, più turbolenze sui mercati valutari e più turbolenze sui mercati petroliferi. Bisogna essere preoccupati.

ET: L’attenzione ora si sposta sugli eletti e il fiscal cliff, ritieni dal modo in cui se ne parla che una soluzione verrà trovata nel mese di dicembre o più rapidamente?
J R: Probabilmente l'amministrazione USA troverà un qualche tipo di soluzione rapida, ma qualunque correzione faranno, alla fine, sarà probabilmente la cosa sbagliata. In America da 50 anni questi ragazzi hanno fatto le cose sbagliate. L’America 50 anni fa o anche 40 anni fa era il paese più ricco e potente del mondo. Ora l’America è la più grande nazione debitrice nella storia del mondo. E gli stessi ragazzi che hanno fatto questo casino, ora pensano che si possa risolvere il problema? No, non stanno risolvendo tutti i problemi. Stanno andando a peggiorare il problema.

ET: Una delle allusioni a cui probabilmente ti riferivi prima è la politica di denaro facile che la Fed continua a promuovere, quindi, quando scoppierà  ne dovranno uscire, ci sono segnali di rialzi o ribassi sui carburanti nei mercati emergenti, o qualsiasi segno di un problema, vi sarà qualche veloce flessione in vista?
J R: Stanno stampando denaro, senza pensare alle conseguenze. Questo è tutto quello che sanno fare. Stampano denaro.  E’ la cosa sbagliata da fare, ma il signor Bernanke e la maggior parte delle altre banche centrali nel 2012-2013 non faranno altro. Quindi ci sarà la stampa di più soldi. Non è un bene, ma questo è ciò che faranno.

ET: Molte persone in India, di solito tendono ad investire in oro e un sacco di persone vi hanno ascoltato quando si tratta di investire in questi tipi di beni.  Se qualcuno sta guardando ora a tale investimento, l’oro si è apprezzato un po’, ma dalla tua risposta tu punti a comprare commodities. Pensi che ci potrebbe essere un guadagno notevole in virtù di ciò che sta accadendo con il risultato delle elezioni e in tutto il mondo, e che l’oro possa moltiplicare il suo valore come bene?
J R: Sì, l’oro certamente nel prossimo decennio sarà molto più in alto. Non vi è alcun dubbio su questo, specie se si sta stampa più denaro.

ET : Qual è il vostro target sull’oro quanto salirà quest’anno?
Jim Rogers: Non ho un obiettivo. Mentre il mondo si sviluppa, il mercato dell’oro  salirà nei prossimi cinque-sei-otto anni. Alla fine, quando l’oro si trasformerà in una bolla e in una mania spero di essere abbastanza intelligente nel vendere.

ET: Quindi, chiaramente tu sei molto rialzista sulle materie prime. Questo include anche materie prime agricole come lo zucchero? Stai anche acquistando metalli di base? Quali sono le altre commodities sul quale punteresti?
J R: Ho intenzione di comprarle tutte domani. Oggi vado a comprare l’agricoltura, metalli di base e metalli preziosi. Ho intenzione di comprarli tutti.

ET: Quali sono le azioni sicure  come categoria di investimento, si tratta di titoli azionari dei mercati emergenti o titoli azionari degli Stati Uniti? Qual è la tua opinione sui titoli di capitale in questo momento?
J R: Non sto acquistando titoli azionari, perché non vedo come le azioni possano salire con tutta la stampa di denaro. Ma certamente, se le azioni saliranno, le materie prime saliranno ancor di più.


fonte: The Economic Times